Dopo i villaggi di Huamaurco, Condor Mirador, Lushianta e Inchillaki (Tena) il progetto “Agua es Vida” si allarga alla comunità di Ardilla Urku. Nei giorni scorsi, infatti, sono cominciati ad arrivare i materiali per la realizzazione del nuovo sistema idrico e la comunità si è riunita per offrire ed organizzare la propria collaborazione. E’ dal 2019, che nella provincia del Napo (in Ecuador), la Fondazione ENGIM grazie al supporto di numerosi finanziatori (Green Empowerment, The Christadelphian Meal-a-Day Fund, Fondazione Lavazza e la CEI tramite l’8x1000), progetta e realizza sistemi di acqua potabile nelle comunità indigene Kichwa.

L’obiettivo quello di contrastare la scarsa accessibilità all’acqua potabile da parte delle comunità rurali dell’Amazzonia Ecuatoriana. Captata l’acqua da una sorgente più o meno vicina, essa è poi trasportata ad una centrale di trattamento dove è filtrata, clorata ed infine distribuita alla abitazioni attraverso un sistema di tubature. Le comunità beneficiarie, attraverso la “minga” - un’antica forma di lavoro comunitario -, rendono possibile la realizzazione di tutto il sistema, occupandosi esse stesse di scavare la trincea dove saranno fatte passare le tubature. 


“Mi chiamo Eliseo Cerda e vivo nella comunità Kichwa di Campococha. Lavoro con la Fondazione ENGIM come tecnico “Wash” dal 2018. Con l’ENGIM realizziamo sistemi idrici che permettono di portare l’acqua depurata e potabilizzata ad ogni casa delle comunità. Le comunità indigene, dopo l’elezione di una “Giunta dell’acqua”, si occupano anche della manutenzione e dell’amministrazione del sistema idrico. In particolare si formano due tecnici, o tecniche, che saranno i responsabili della manutenzione ordinaria e delle riparazioni che il sistema richiede, oltre che occuparsi delle letture mensili dei contatori. Ogni famiglia si impegna a pagare una piccola tariffa mensile che la Giunta userà come fondo per mantenere attivo il sistema e garantire il funzionamento e la sostenibilità sul lungo termine”.

“La mancanza di acqua potabile è sempre stato un problema - racconta Domingo Mamallacta, della comunità di Huamaurco -. Prima prendevamo l’acqua con dei secchi da un ruscello per poter bere, e ogni volta che l’acqua finiva bisognava tornare a prenderla. Da quando abbiamo un sistema di acqua potabile non è più necessario, perché l’acqua arriva direttamente dentro la casa, per bere, cucinare e lavare i panni”. “In passato usavamo acqua del fiume o acqua piovana, che non sempre era disponibile - interviene Margoth Tapui, anch’essa della comunità di Huamaurco -. Con la costruzione del sistema di acqua potabile possiamo bere acqua sicura senza dover bollirla. Il beneficio sarà principalmente per i bambini - prosegue - che da adesso in poi potranno bere acqua potabile e pulita “.

A breve la decisione sulle prossime comunità (sempre nelle vicinanze di Tena) dove proseguire il progetto Agua es Vida.