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ENGIM Internazionale (Formazione, Cooperazione, Sviluppo)

"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)

ARIA DI CAMBIAMENTI: UNO SCAMBIO PER CONTINUARE A SCOPRIRE.

 

Di Giulia Aiello. È ormai passato un mese circa da quando con Alfredo abbiamo deciso di fare uno scambio di esperienze, scambio che ci era stato proposto fin da prima del nostro arrivo in questa realtà per noi così nuova. Inizialmente eravamo talmente presi dalle nostre esperienze, chi al “Qendra Sociale Murialdo” chi con il “Qendra Horizont”, che quasi ci stavamo dimenticando della grande possibilità che ci era stata data: vedere e vivere a pieno contatto con realtà che, fino a quel momento, ancora non avevamo vissuto.

Entrambi avevamo il desiderio di poter vivere la realtà l’uno dell’altro, un po’ per curiosità, un po’ per immergerci in una esperienza che per noi era del tutto nuova. Io ero contenta della decisione di effettuare lo scambio, però, man mano che la “data di scadenza” si avvicinava, iniziavano a nascere e svilupparsi tutta una serie di emozioni che, fino a quel momento, non avevo mai sentito.


Essendo sempre stata, dal momento del mio arrivo a Fier, a contatto con i ragazzi disabili del Qendra Horizont, non riuscivo proprio a immaginare le mie giornate senza di loro, e a compiere un servizio completamente diverso da quello che avevo fatto fino a quel momento. Tante sono state le domande e i dubbi che hanno attraversato la mia mente in quel periodo. Non sapevo bene cosa aspettarmi perché, al contrario di Alfredo, che bene o male aveva visto il centro e le attività che venivano svolte, io non avevo mai avuto la possibilità di vedere il contesto che mi avrebbe aspettato.


La separazione dai ragazzi del centro è stata dura, ed è stato ancora più difficile abituarmi all’idea che, per tre giorni a settimana, la strada per recarmi in servizio non sarebbe stata più la stessa. È stata dura lasciare il gruppo dei ragazzi con i quali facciamo teatro. Con loro si è, ormai, instaurato un rapporto di condivisione e rispetto che non saprei nemmeno come spiegare. Si è creata una tale sintonia che avevo quasi paura a dargli la notizia, finché ho preso coraggio e, dopo le solite attività, ho comunicato loro che non sarei più stata tutti i giorni al centro e al laboratorio teatrale.


Vedere le loro espressioni è stato, per me, un tuffo al cuore. Mi veniva da piangere ma, non so come, sono riuscita a trattenermi. Volevo farmi vedere forte e provare a trasmettere quella fortezza d’animo anche a loro. La cosa che, comunque, mi rincuorava era che lo stacco non era assoluto ma solo per tre giorni a settimana. Avrei quindi potuto continuare a vivere i ragazzi nella realtà del Qendra Horizont il martedì e il venerdì.


È stato altrettanto difficile lasciare la gestione del laboratorio ad altre persone, che pur avevano vissuto l’esperienza fin dall’inizio. Conoscendole mi sono fidata e, alla fine, mi sono resa conto che ho fatto la cosa più giusta, perché sono persone con un grande potenziale e che amano lavorare con i ragazzi.


Il primo giorno in cui sapevo di dover andare a Zhupan, primo dei due villaggi Rom, non sapevo bene cosa aspettarmi e proprio per questo sentivo dentro me una tensione forte, strana, diversa. Questo stato mi ha accompagnato per tutto il viaggio nel furgone che, da Fier, ci portava al villaggio per prendere i bambini e portarli a scuola. La tensione è andata via come un soffio non appena ho visto i loro visi incuriositi e un po’ confusi per l’arrivo di una persona che non avevano mai visto prima. Poi sono stata sorpresa da una cosa: una delle bimbe più piccole si è avvicinata a me e mi ha chiesto come mi chiamavo; non ho fatto in tempo a presentarmi che subito mi si è gettata tra le braccia e mi ha abbracciato fortissimo, come per darmi il suo benvenuto in quel contesto per me tanto nuovo.


In quel momento in cui lei mi stringeva forte, ogni paura, indecisione, tensione è volato via e ha lasciato il posto a un gran sollievo, una grande tenerezza e una voglia matta di mettermi in gioco per scoprire e vivere ancora più profondamente la novità dello scambio. 


È stato rincuorante vedere come tutti i bambini mi abbiano accolto con così tanta felicità, serenità e spensieratezza. Alla fine ho capito che la paura che avevo sentito fino a poco prima era infondata. Sono bambini come tanti altri, che sanno dare tanto affetto e carica. Sono bambini rumorosi, abituati in molti casi a metodi educativi “estremi”, ma dentro il loro modo di porsi, a volte un po’ irruento, si cela un grazie immenso per la possibilità che gli è stata data: quella dell’istruzione.


Non scorderò mai il primo momento in cui sono entrata in classe: c’era tanto fracasso e molta confusione, qualcuno lavorava e qualcun altro meno. Inizialmente la situazione mi irritava, ora, dopo un mese che sto in mezzo a loro, la vivo serenamente cercando di cogliere ogni minima sfumatura delle loro azioni. Ovviamente non è sempre così, ci sono giorni in cui si riesce a lavorare abbastanza tranquillamente, anche se un rumore di sottofondo c’è sempre.


È bellissimo vedere da vicino come, in particolar modo alcuni di loro, si impegnino per imparare a leggere e a scrivere. Affiancarli durante la lezione e aiutarli nei compiti, provare a farli leggere è ogni giorno un compito arduo, però facendo attenzione è facile notare gli sforzi che fanno per leggere anche solo una frase. Dopo che l’hanno terminata e si sono sentiti dire “Bravo! Te lumte!”, è meraviglioso leggere nei loro occhi la soddisfazione di avercela fatta e di aver portato a termine il compito. Credo che, dopo il tragitto in furgone, sia uno dei momenti più belli.


Nei giorni pari, in cui torno al Qendra Horizont, vedere e rivivere di nuovo l’accoglienza degli inizi è un’emozione fortissima. C’è sempre un abbraccio, un dialogo, un sorriso da parte di tutti. Nessuno si dimentica chi passa da lì e contribuisce alla formazione dei ragazzi. Vedere il loro interesse nel chiedere come sono andate le altre giornate, fa pensare a quanto siano interessati a ciò che si fa anche all’esterno del loro contesto. Percepire l’impazienza che hanno nel vederti tornare tra loro è come un regalo inaspettato.


L’oratorio è una realtà che ho sempre vissuto con grande gioia. Poterla vivere per tre giorni a settimana anche qui, nel pomeriggio, mi riempie il cuore e la mente di ricordi. L’aria di gioia, di spensieratezza, di fare un qualcosa tutti insieme, l’aria di comunità è una sensazione che mi emoziona molto. Poter vivere i ragazzi di tutte le età, è una possibilità di scambio enorme che arricchisce da ogni punto di vista. È un contesto diverso da quelli descritti sopra, ma da un certo punto di vista molto simile per la carica di positività che lo abita. Ambiente di gioco e di risate condivise, è un luogo protetto per ogni bambino che vi entra. Ora, con il bel tempo e le giornate che diventano sempre più lunghe, vedere anche le ragazze avvicinarsi alle attività è una bella prospettiva per il futuro.


Per concludere, in tutto il “nuovo mese” mi sono resa conto di come ogni realtà, nonostante abbia aspetti differenti, si somigli e abbia sfumature simili. Una cosa è certa, l’allegria e la spensieratezza regna sovrana e la si riesce a percepire in ogni angolo di questa esperienza, nonostante le evidenti e palpabili difficoltà dei contesti in cui si sta operando.

 

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