I cookie ci aiutano ad erogare servizi di qualità. Utilizzando i nostri servizi, l'utente accetta le nostre modalità d'uso dei cookie.

ENGIM Internazionale (Formazione, Cooperazione, Sviluppo)

"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)

ANISA, ADESSO TOCCA A LEI!

Di Anisa Xaka. “Date un’occhiata a questo libro!” Abbiamo da poco finito di pranzare e padre Giovanni richiama la nostra attenzione su una copertina gialla. Prendo il libro tra le mani e lo sfoglio distrattamente. Il gesto sembra risvegliare qualcosa in me, nella mia memoria. Ripeto quel gesto, che sembra dare delle piccole scariche elettriche nella mia mente. Cerco di soffermarmi su qualche pagina, qualche disegno e mi sembra di conoscerli. Penso: forse è solo uno di quei soliti déjà vu, per quanto tu ti possa sforzare non riuscirai a ricollegare quella situazione ad un ricordo ben preciso.  Insisto. Quei disegni li conosco, sicuramente. Mentre cerco di capire divento sempre più impaziente, sento gonfiarmi il petto e la testa di sensazioni contrastanti, da tanta confusione.

“Padre, sai che mi sembra di averlo avuto un libro così?” Mi suggerisce, allora, di toglierlo dalla fodera e di dare un’occhiata alla copertina. Lo faccio subito ed eccola lì, quella copertina. Rimango immobile, la guardo, faccio un mezzo sorriso perché capisco tutto: è il mio libro delle elementari. “Prendilo, lo puoi tenere, è tuo.” Quelle sensazioni che mi avevano invasa, che mi avevano provocato un groppo alla gola qualche istante prima, adesso lasciano il posto ad un velo di pace interiore. La commozione è inevitabile, di fronte a questo gesto per me preziosissimo. Una liberazione.

Avevo 11 anni quando per la prima volta feci un viaggio all’estero. Su un elicottero. Sì, proprio un elicottero. Mio padre ci aveva detto che saremmo andati dalla nonna in campagna, finché la situazione non fosse tornata alla normalità. Io e mio fratello eravamo felicissimi di allontanarci un po’ dal caos di Tirana. Gli spari non si fermavano mai e la scuola aveva chiuso le porte per tutti. Quel mezzo, invece, ci portò oltremare, in Italia. Lì mio padre, con straordinaria lucidità, aveva visto un futuro, aveva visto il luogo dove ricominciare. Sono passati tanti anni, moltissimi, mi hanno impedito di rivedere un’ultima volta persone che mi avevano vista crescere, persone che sognavano di riabbracciarci, che si chiedevano ogni giorno se stessimo davvero bene come dicevamo di stare. Sono passati tanti anni ed ora io sono tornata a chiudere il cerchio, a curare, in un certo senso, la mia ferita nascosta.

Da qualche mese sto svolgendo a Fier il mio anno di Servizio Volontario Europeo accanto, soprattutto, alle comunità rom che abitano le zone periferiche della città. L’analfabetismo è il problema principale che segna queste comunità ed il mio ruolo è quello di sensibilizzare le famiglie, di facilitare il loro contatto con le scuole e l’inserimento (o reinserimento) dei bambini nelle classi. A breve avrà inizio il nuovo anno scolastico. “Quanti giorni mancano?”, mi chiedono in continuazione i bambini. Dire il numero preciso non basta per alcuni di loro e allora inizio a dire tutti i giorni della settimana che ci separano da quella data. A loro sembra un’eternità. E, ad essere sincera, anche a me, se mi ascolto.

powered by
Socialbar