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ENGIM Internazionale (Formazione, Cooperazione, Sviluppo)

"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)

“ALL’ORIGINE ERA TUTTO BUIO E NON ESISTEVA LA LUCE”, CRONACA DI UN VIAGGIO NELLA COMUNITA’ TSACHILA

“All’origine era tutto buio e non esisteva la luce ...”; questo è l’inizio di uno dei racconti di Maro, appartenente della cultura Tsachila, comunità indigena che vive nei pressi di Santo Domingo.

E’ il 2 novembre, giorno dei morti; siamo seduti attorno alla tomba di uno dei suoi antenati. L’usanza vuole che si passi tutto il giorno al cimitero per condividere cibo e bevande con coloro i quali rimangono con noi solamente con lo spirito. C’è in giro aria di festa. A Maro piace raccontare le leggende fondatrici del suo popolo e noi ascoltiamo con piacere questi frammenti della sua cultura. Ci invita, inoltre, ad accendere una candela e offrirla ai defunti, in cambio della richiesta di un desiderio o semplicemente come manifestazione di rispetto nei loro confronti. Intanto è già il tramonto e ritorniamo nella sua comunità dove ci aspetta una sessione di meditazione immersi nel silenzio accogliente di uno spazio dominato dalla natura.

Se ci si spogliasse di diversi pregiudizi, quelli che ti fanno sorridere seguendo certi rituali o comportamenti “bizzarri”, forse si potrebbe capire almeno la profondità di quello a cui stiamo assistendo. O forse no. Però dalla meditazione emergono diversi disturbi psicosomatici legati a un malessere interiore a cui Budy, fratello di Maro, cerca una possibile spiegazione e un rimedio.

Dubbi e preoccupazioni ci assillano e li portiamo spesso con noi dovunque andiamo; sembra inopportuno e irrispettoso portarli anche in un posto come questo, dove le presenze degli antenati pare che ci guardino con affettuosa compassione e veglino sul nostro sonno. Ma che scemenze. Di notte non c’è proprio nessuno che si aggira attorno al capannone dove andiamo a dormire. Forse c’è solo la voglia di immaginare che sia proprio così; voglia che condiziona il mio inquieto dormiveglia.

Poco importa; la mattina successiva, di buon’ora, siamo già in giro nella selva con Budy che ci mostra diverse piante, frutti e luoghi dove si celebrano i rituali consueti. Quando si è a contatto con la natura, si chiede il permesso per poter strappare una foglia, per poter mangiare un frutto e persino per poter abbracciare un albero di 150 anni piantato da un vecchio membro della comunità che troneggia nel bel mezzo della selva. Sembra di stare dentro un libro di Mario Vargas Llosa.

Il pomeriggio si va tutti in pick up alla cascate di Los Angeles. La strada è lunga e tortuosa e passa attraverso paesaggi colorati e poveri. Ad un certo punto si deve proseguire a piedi per un sentiero lungo, fangoso e forse troppo ambizioso per chi soffre di vertigini. Ma davvero si deve usare la corda per attraversare quella zona? Non ci sono altre vie? Il premio è, comunque, uno spettacolo di natura incontaminata e selvaggia che rinfresca e alleggerisce lo spirito. Un sollievo che ha lo stesso sapore di un gesto di un amico che, vedendoti in disparte e di cattivo umore, ti prende la mano e sorride senza dire nulla.

Divertimento, spensieratezza e vento che ti arruffa i capelli sul pick up per la via del ritorno. Cena in comunità: piatto ricco di cibo locale; ma sbrighiamoci perché ci aspetta il bagno purificatore prima di tornare a casa. Sauna artigianale e incontro personalissimo con lo sciamano della comunità che scaccia le energie negative e ristabilisce il giusto equilibrio delle energie spirituali.

Ricordiamoci però che nei prossimi giorni non si deve toccare nessuno, pena la distruzione dell’integrità delle personali energie, oltre a non mangiare pesce o cibi freddi. Allora cosa dovrei pensare adesso che abbiamo finito e stiamo in silenzio attorno a un fuoco acceso per l’occasione? E’ il potere del contatto culturale che prova a mettere in discussione e a demolire vecchie credenze razionalissime e ammuffite e che da una sensazione di profondo disagio e insicurezza?

Forse è inutile farsi domande. E se oggi avverto un certo malessere che tarda a spegnersi sarà per altro. Per il mio gusto e per tutta la mia stanchezza. Ora non so che pensare mentre rifletto sull’intensità con cui ho vissuto tutto questo. Ora aspetterò finché Atahualpa o qualche altro dio, non mi dica: “descansate niño, che continuo io".

Riccardo Cataldi

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