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ENGIM Internazionale (Formazione, Cooperazione, Sviluppo)

"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)

GRACIAS A LA VIDA!

 

Di Francesca Senes. “Gracias a la vida que me ha dado tanto. Me dio el corazón que agita su marco, cuando miro el fruto del cerebro humano, cuando miro al bueno tan lejos del malo”. Cosi faceva una canzone di Violeta Parra del 1967. E cosi, con queste parole, mi sento io oggi di esprimere le mie impressioni di questi tre mesi trascorsi in Equador. Mi sento di ringraziare la vita perché vedo “il bene cosi lontano del male” quando la mattina, con il primo calore del sole, arrivo a “Yachay Wasi” e vengo sommersa dagli abbracci e dall’affetto incondizionato di questi piccoli enigmi luminosi.

Yachay Wasi, che in kichwa (lingua indigena) significa “Casa del Sapere” (e qua di Sapere ce n’è tanto), è una scuola bilingue (kichwa/spagnolo) che sorge in un quartiere periferico di Quito sud. Un quartiere dove, tutti i giorni, si affrontano problemi sociali quali discriminazione, analfabetismo, crisi identitaria e, molto più grave, il problema della malnutrizione. I bambini e gli addolescenti con i quali lavoriamo sono tutti figli di migranti e agricoltori indios, afrodiscendenti, montubios e meticci.


Ciò che offre la scuola è una educazione interculturale, dove le varie culture dell’Equador si incontrano e cercano insieme un cammino verso un “progresso” che si distanzia notevolmente da quello che conosciamo noi nella cultura occidentale. Il progresso per Yachay Wasi è la Resistenza. Resistenza delle minoranze etniche e linguistiche, resistenza di usi e costumi, resistenza della sovranità alimentare con le colture locali ancestrali, resistenza della medicina naturale. Nella scuola, infatti, è stato realizzato un grande orto scolastico che viene gestito da noi professori, ma anche dai bambini che, di tanto in tanto, ci danno una mano; non mancano gli aiuti anche da parte dei genitori dei bambini e dagli abitanti della comunità, e una volta arrivato il movimento della “cosecha” (il raccolto), il tutto viene ripartito. La condivisione è per loro una regola di condotta. Infatti, nella cultura andina, le regole di condotta sono suddivise in tre livelli, che scendono internamente e che simboleggiano la vita, l’etica e la morale.


Il primo livello è occupato dal principio morale dell’onestà: “Ama llulla”, con l’invito a tutti gli uomini a comportarsi in modo franco e leale. Il secondo livello corrisponde al principio della lealtà e del rispetto “Ama sua”, norma di condotta su cui si basava la vita dell’intera comunità e che regolava il principio della condivisione. Il terzo livello lo occupa la norma “Ama qella”, che indica laboriosità, lavoro cosciente e costante per la crescita della comunità: l’indio ha infatti l’obbligo di lavorare onestamente per condividere con l’”ayllu” (comunità famigliare) i prodotti.


Rendersi conto delle ricchezze di questi popoli e della povertà che, invece, abbiamo raggiunto noi come società occidentale, mi fa ringraziare la vita, ma non per la consapevolezza in sé, che, ahimè, è da tempo che giace nella mia coscienza, ma piuttosto per la gioia che provo tutti i giorni, da tre mesi a questa parte, nel vedere la forza e la tenacia dei fondatori della scuola (una coppia indigena di mezza età) nel voler educare questi bambini ad un mondo diverso da quello in cui viviamo, un mondo come piace a me e come penso piacerebbe alla maggior parte di tutti noi: aperto al rispetto degli esseri umani, aperto alla diversità, alla salvaguardia delle minoranze etniche e linguistiche, in quanto patrimonio dell’ umanità, aperto ad un mondo nuovo, senza rancore nei confronti di un passato cosi crudele, aperto alla salvaguardia del nostro pianeta, in quanto casa comune di tutti noi e di condivisione.


Si, Gracias a la vida, per avermi dato questa grande opportunità e per tutto quello che ogni giorno i (wawakuna) bambini e i miei colleghi docenti (mashikuna) mi insegnano.

 

 

 

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