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ENGIM Internazionale (Formazione, Cooperazione, Sviluppo)

"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)

CONCLUSA CON SUCCESSO LA TOURNE' DELL'ENSEMBLE MOXOS

 

Si è concluso con un bel successo di pubblico e di critica la tournée dell’Ensamble Moxos in Italia. Prato, Montecatini Terme, Mirano, Treviso e Camposampiero (Padova) le location dei concerti di questo gruppo musicale “sponsorizzato” dall’ENGIM. La nostra ONG sta, infatti, portando avanti da tre anni, insieme alla “Escuela de Musica di San Ignacio de Moxos” e con il contributo del Ministero Affari Esteri italiano, un progetto che mira al recupero di musiche tramandate oralmente dagli indigeni dell’Amazzonia boliviana.

Già tra il 2006 e il 2010, la direttrice della scuola, Raquel Maldonado e suo marito Antonio Puerta, erano riusciti a recuperare, nella foresta tropicale, migliaia di partiture musicali, spesso di autori anonimi, provenienti dalle antiche missioni gesuitiche del XVII° e XVIII° secolo. Questi spartiti si trovano oggi quasi tutti nell’Archivio Missionario di San Ignacio de Moxos.


Con la ricerca dell’ENGIM si vuole andare oltre questa attività. Si vuole riscoprire la musica nativa di quelle missioni, una musica non scritta ma tramandata da indios, comunemente conosciuti come “musicos empiricos”, attraverso la tradizione orale.


“La presenza dei gesuiti nel nostro territorio fu breve, e in molti casi durò meno di un secolo a causa dell’espulsione voluta dalla corona spagnola nel 1767 – spiega Raquel Maldonado -. Tuttavia essi lasciarono nella nostra cultura e spiritualità un’impronta che è rimasta fino ad oggi. Noi siamo gli eredi di questo incontro fra i due mondi, siamo gli eredi di un popolo molto vincolato alle sue tradizioni, alla sua lingua, alla sua religione, alla sua musica”


Perché questi musicisti sono chiamati “empiricos”? La risposta ha radici storiche. Nel XVII° secolo, si verificò, in gran parte dell’America Latina, un fenomeno culturale unico nella storia: i gesuiti si accorsero che gli indigeni del territorio amazzonico avevano una particolare sensibilità musicale e restavano affascinati dalla musica barocca europea, soprattutto dal suono dei violini, strumenti a loro del tutto sconosciuti. E i missionari pensarono bene di adottare la musica come mezzo di evangelizzazione.


Gli indios, quindi, appresero a suonare il violino e gli altri strumenti a corda, mostrando tutto il loro talento musicale. Tuttavia non si limitarono ad eseguire la musica barocca ma, d’accordo con i gesuiti, vollero inserire, nei riti religiosi, anche la musica di origini precolombiane, eseguita anche con i loro strumenti tradizionali, come i “bajones”, tromboni fatti con foglie di palma.


Nel 1767 tutti i gesuiti furono cacciati dall’America Latina. Agli indigeni delle missioni, minacciati dallo schiavismo dei coloni spagnoli, non rimanevano che tre possibilità: la resistenza, la sottomissione, la fuga. Pochi scelsero la sottomissione. Molti come i Guaranì – chi non ricorda il film “Mission”? – cercarono di opporsi con la forza, altri - come gli indios Moxos - si rifugiarono nella foresta amazzonica, portandosi dietro i loro strumenti e la loro musica. Col tempo, lentamente ma inesorabilmente, persero la capacità di leggere uno spartito. Continuarono però a suonare a memoria la musica nativa dell’epoca delle antiche missioni, tramandandola di padre in figlio. È così che divennero “musicos empiricos”.


Molti brani eseguiti nei concerti sono tratti dalle musiche conservate da questi musicos, e trasformati magistralmente in forma orchestrale dall’Ensemble Moxos. Sono brani che, arricchiti dalle coreografie e dai canti della tradizione Moxos, danno testimonianza delle espressioni musicali del tempo delle missioni. Uno di questi brani, dal titolo “Verso de Navidad II”, è stato recuperato grazie anche alla ricerca culturale dell’ENGIM.


Nella scuola di San Ignacio de Moxos viene offerta un’educazione musicale, completamente gratuita, a 200 bambini e ragazzi, in maggioranza poveri e di origine indigena. La scuola, non solo offre una opportunità di lavoro, ma permette anche di conoscere la storia e di valorizzare la memoria del popolo moxeño, dimenticato, sottostimato e oppresso da secoli.


Tutto questo è possibile grazie al lavoro svolto dall’Ensemble Moxos, composto da alunni e professori della scuola, che con le sue tournée internazionali, e la vendita dei suoi dischi, sostiene economicamente questo progetto. Quest’anno è stato realizzato il quinto disco dell’ensemble: “La cosecha”, cioè la raccolta, un lavoro che celebra i venti anni della scuola e i dieci anni dell’Ensemble.

 

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