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ENGIM Internazionale (Formazione, Cooperazione, Sviluppo)

"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)


L’immigrazione di massa come la concepiamo oggi attraverso i media, è un fenomeno nuovo per un Paese come l’Italia, la cui storia è fatta più di emigrazione che di immigrazione. Purtroppo questa parola è diventata l’occasione per una polemica non certo costruttiva all’interno della nostra società. Gli episodi di sbarchi di immigrati, sempre più frequenti sulle nostre coste, sono strumentalizzati più per opportunità politica che per una reale volontà di affrontare il fenomeno. Chiamiamo queste masse di donne, uomini e bambini provenienti soprattutto dalle coste africane, ora “disperati” ora “clandestini”, a seconda delle nostre convenienze emotive, psicologiche, intellettuali. Un simile approccio provoca inevitabilmente interpretazioni radicali e deformanti della realtà e costituisce un grande rischio per l’educazione delle nostre giovani generazioni.

Invece, la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, promossa da enti governativi e non governativi di Paesi economicamente più avanzati, è un concetto scarsamente conosciuto nella nostra società. Se ne parla poco. I giovani non ne hanno alcuna consapevolezza. Eppure la cooperazione italiana allo sviluppo ha delle strette correlazioni con l’immigrazione. Può succedere, infatti, che noi andiamo ad aiutare la gente più bisognosa in quei Paesi da cui essa, paradossalmente, scappa.

C’è da chiedersi, quindi, perché accade tutto questo? La risposta non è univoca e come sempre, quando si parla di fenomeni sociali complessi, che coinvolgono storia, geografia, economia e politica, va discussa in un dibattito. La migliore palestra per questo dibattito è la scuola, perché i giovani non vivono la realtà quotidiana con i condizionamenti psicologici e culturali degli adulti e sono i più inclini ad accettare quel valore sempre attuale dell’età dei lumi, che è alla base della tolleranza e dell’analisi dei fenomeni sociali: il dubbio.

L’iniziativa “Finestre sul Mondo” affronta questi problemi portandoli tra i banchi degli alunni delle scuole superiori italiane di 18 regioni. I laboratori didattici, dove i ragazzi sono protagonisti in quanto soggetti interattivi e propositivi, sono gli strumenti utilizzati dal progetto.

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