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ENGIM Internazionale (Formazione, Cooperazione, Sviluppo)

"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)

CHIESE ED ORGANISMI ECCLESIALI UNITI CONTRO L'EBOLA


Decine di organismi ecclesiali, congregazioni, ONG del mondo cattolico – insieme ai rappresentanti di alcune ambasciate presso la Sante Sede – si sono riuniti ieri mattina, nella sede del Pontificio Giustizia e Pace, per fare il punto sull’”Emergenza Ebola”.

Tra i presenti monsignor Robert J. Vitillo, Consigliere speciale per la Sanità di Caritas Internationalis, tornato recentemente dalla Liberia, padre Peter Konteh della Caritas Freetown in Sierra Leone (in collegamento Skype), ed il dottor Timothy Flanigan, professore di Malattie Infettive alla Brown University School of Medicine, che è stato in Liberia il mese scorso.

Obiettivo dell’incontro “ribadire la solidarietà con le Chiese e le popolazioni così duramente colpite dall’epidemia”, ma soprattutto “interrogarsi su “come rafforzare la risposta della Caritas internazionale, e delle altre strutture ed organizzazioni ecclesiali, ai problemi, non solo sanitari, creati dal virus in Africa”.

D’altra parte il Santo Padre, nell’udienza generale di mercoledì 29 ottobre, era stato più che chiaro, ricordando il dramma che stanno ancora vivendo molti Paesi africani, aveva invitato la comunità internazionale “a mettere in atto ogni necessario sforzo per debellare questo virus e ad alleviare concretamente i disagi e le sofferenze di quanti sono così duramente provati”.

La Chiesa è stata una delle prime a reagire alla propagazione del virus Ebola in Africa occidentale, e tutte le Chiese locali sono impegnate fin dagli inizi della crisi a fianco delle popolazioni. Nondimeno i circa 50 rappresentanti presenti al briefing – tra cui anche i Giuseppini del Murialdo e l’ENGIM -, si sono detti pronti a rafforzare le loro risposte e a mettere in atto tutte le sinergie possibili per migliorarne l’impatto sulla popolazione. Primo risultato dell’incontro la creazione di un tavolo di lavoro per il coordinamento delle iniziative e lo studio di ogni altro possibile intervento da realizzare in Sierra Leone, Liberia e Guinea Conakry.

"Ebola non è solo un‘epidemia o un‘emergenza sanitaria, ma una vera e propria crisi umanitaria e sociale – ha spiegato il direttore di Caritas Sierra Leone, Edward John Bull, durante la conferenza stampa che ha seguito l’incontro -. Per questo è opportuno riconoscere che la funzione dei leader religiosi è fondamentale, perché hanno la fiducia delle persone e le loro parole sono molto autorevoli sia nelle comunità che nelle famiglie".

"Ci sono ancora tanti casi non dichiarati, nascosti - ha proseguito padre Aristelo Miranda, responsabile del gruppo di medici e infermieri camilliani - e soltanto negli ultimi tre giorni di quarantena nazionale decisa dal governo del Sierra Leone sono stati identificati oltre 200 casi sospetti. È necessaria - ha concluso - una risposta multisettoriale che tenga conto del complesso contesto in cui l‘epidemia si sta espandendo".

Il dottor Timothy Flanigan, professore di Malattie infettive alla Brown University School of Medicine, ha, invece, spiegato che “Sono circa 22 milioni le persone che vivono in aree focolaio del virus in Guinea, Liberia e Sierra Leone e più di 10 milioni necessitano di cure e assistenza sanitaria. In questi Paesi servono dai due ai quattro giorni per inviare i campioni di sangue ai laboratori: per contrastare il virus in modo efficace questo non basta".

Nei tre Paesi colpiti dal virus Ebola stanno operando attualmente più di 500 animatori locali e sono oltre 500 mila persone che hanno già beneficiato delle attività di sensibilizzazione eseguite nelle comunità locali.


Per aiuti: Conto Corrente Banca Popolare di Sondrio, codice IBAN IT 78 E 05696 03217 000003166 X92

LEGGI LO SPECIALE SULL'EMERGENZA EBOLA IN SIERRA LEONE

 

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