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"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)

UN PROFUMO NUOVO NELL'ARIA DI QUITO

Di: Cassandra Arzu. Giugno 2014. Scordatevi il giugno al quale siete/siamo abituati. Qui a Quito ancora non si esce in magliettina e infradito (inizio a chiedermi se questo avverrà mai, onestamente). Le giornate sono belle, ormai non piove più, si inizia a sentire un profumo nuovo nell’aria, che però non so se posso definire “estate“. Sta di fatto che ogni mattina continuo a sfoderare il mio odiatissimo giubbotto invernale. Sembra che questa città ti metta continuamente alla prova. Dopo quattro mesi trascorsi qui, mi capita di ripensare alle motivazioni che mi hanno spinto a scegliere questo luogo fra tanti, dato che non rispecchia certamente il tipo di ambiente che vorrei intorno a me.

Quito è rumorosa, fortemente inquinata, caotica, richiede tante energie. Poi, mi ricordo che non ho scelto Quito, ho scelto il Ceipar e tutto si illumina di una luce diversa. Il freddo del mattino, l’autobus che ti passa davanti inglobandoti in una nube di fumo, le distanze lunghissime, tutto diventa un banale contorno di qualcosa di più grande. Mai come in questo periodo mi sembra che le giornate abbiano senso, mi sembra di tornare a casa senza più energie e allo stesso tempo ricaricata. Mi piace sentire addosso quella stanchezza bella, quella che ti fa andare a dormire senza pensieri, penso che ci si dovrebbe sentire sempre così. Per questo sono felice di scrivere questo mese, perché ha segnato una specie di svolta dentro di me, nel mio modo di guardare e ne avevo davvero bisogno.

Andati via i ragazzi SVE che ci avevano accolto al Ceipar, le loro classi sono state affidate a noi. Io e Daniela attualmente seguiamo i bambini della mattina, che hanno dai quattro ai nove anni. Come si può notare si tratta di un gruppo abbastanza eterogeneo in termini d’età e questo rende le giornate tutt’altro che noiose. Pensare di fare un’attività a cui possa partecipare tutta la classe è un’utopia. I bambini più piccoli non vengono tutti i giorni, adorano disegnare, le costruzioni, la plastilina e far finta di vivere sotto i banchi. Sono abbastanza autonomi, se non fosse che ognuna delle attività sopra citate li tiene occupati per un massimo di cinque minuti.

C’è poi un gruppo di bambini che frequentano tutti la stessa classe, la “Jose de Antepara”. Questo è un grande vantaggio perché permette di fare i compiti, tutti insieme, intorno ad un grande tavolo, favorendo così il confronto di idee, dando la possibilità ai bambini di condividere conoscenze, dubbi, insegnando loro a comunicare in modo corretto e a rispettare i turni. C’è, poi, un piccolo gruppo di bambini che, pur essendo già in età scolare, non frequenta la scuola, per svariate ragioni.

Alcuni non hanno i documenti necessari per potersi iscrivere, altri li hanno ma vivono in casa situazioni di trascuratezza e abbandono così drammatiche che, probabilmente, per i loro genitori mandarli a scuola è l’ultimo dei pensieri. Con loro stiamo facendo alfabetizzazione, che credo sia una delle cose che richiede più pazienza al mondo. Non avevo mai pensato a quanto possa essere complicato insegnare a leggere e a scrivere ad un bambino. Ho scavato nella mia memoria per ricordare come è stato insegnato a me, quali fossero le mie difficoltà. E’ un lavoro fatto di piccoli passi, però quanto è gratificante ... è una delle cose che amo più fare in classe.

Pensare che magari qualcuno di loro quest’estate prenderà in mano un libro o un fumetto, e sarà in grado do leggere mi riempie di orgoglio e di soddisfazione. Oltre a questo è importante che non rimangano troppo indietro rispetto ai loro coetanei, che la loro crescita non si blocchi, che sviluppino comunque quelle competenze e abilità proprie della loro età. Quello che cerco di fare sempre con ognuno, è fare in modo che imparino a pensare e a ragionare con la propria testa, che si sentano in grado di fare le cose da soli.

Una cosa che ho notato è che i metodi di studio più diffusi qui sono quelli di 50 anni fa: ancora si fa il dettato, si imparano a memoria i brani, si scrivono frasi o parole per 20 volte e l’unica competenza che i bambini sviluppano è la capacità di copiare. Poi arrivano in classe, mi leggono il problema e mi dicono: “Tìa, cosa scrivo ?”. Quello è il momento in cui bisogna rimboccarsi le maniche. Sarebbe facile fornirgli la risposta bella confezionata, ma non imparerebbero nulla. Quindi la maggior parte del tempo lo passiamo a parlare, a discutere impiegando magari mezz’ora a risolvere un problema. La cosa che mi stupisce è che sono tutti bambini intelligentissimi, acuti, solo tanto disabituati a pensare e a ricevere fiducia dagli adulti. Così alla fine crescono veramente con l’idea di non sapere nulla, di non saper fare le cose e di doversi sempre appoggiare “ai grandi”. Come scrissi in una relazione di un po’ di mesi fa, bisogna lavorare tanto sull’autostima. Dare loro fiducia e lasciarli liberi di fare sono imperativi che cerco di tenere sempre presente. Oltre ai compiti che sono l’attività quotidiana principale, tentiamo di alternare i momenti di studio con momenti di creatività e apprendimento attraverso giochi e lezioni interattive, cercando sempre di cogliere le loro curiosità, affrontando argomenti per i quali mostrano interesse o curiosità.

Ultimamente abbiamo dedicato alcune giornate allo studio della geografia, scoprendo il mondo, disegnando e viaggiando con la fantasia, che per fortuna non manca mai. Abbiamo imparato così che l’Oceano Altlantico non è un continente e che l’Italia si trova in Europa e non in Russia. Abbiamo in programma per settembre la creazione di una gigantesca mappa del mondo, da disegnare tutti insieme e da attaccare alla parete, che una volta realizzata potrà essere utilizzata per giocare e continuare ad imparare. Un'altra cosa che i bambini adorano fare è mettersi sul pavimento a ritagliare immagini da vecchi giornali, dopodichè ci piace incollare le immagini che hanno scelto in un grande cartellone e appenderlo alla parete insieme a tutte le opere dei nostri piccoli artisti.

Insomma, questo giugno è stato un mese molto ricco, che chiude la stagione del Ceipar. La prima settimana di Luglio inizieranno le colonie estive e pare che il numero di bambini triplicherà … per ora l’unica certezza è che non ci sarà tempo di annoiarsi!

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