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UNA CALDA ESTATE “PORTEÑA”

Di Silvia Branca. Il caldo estivo a Buenos Aires è insopportabile. Con una popolazione di quasi 13 milioni di abitanti concentrata lungo le rive del Rio de la Plata, la frase che si sente di più tra i porteños é: “É l’umidità che ti uccide”. E così, per quelli che non si sono potuti permettere una vacanza sulle sponde dell’Uruguay o nelle lontane coste brasiliane, c’è un’unica soluzione: l’aria condizionata. Così, migliaia di porteños – gli abitanti di Buenos Aires - si riversano nei centri commerciali cittadini per acquistare l’agognato elettrodomestico che gli permetterà di soppravvivere alla canicola estiva.

Ma quest’anno è un po’ diverso dagli altri. Da metà gennaio, l’Argentina sta subendo un tracollo finanziario quasi pari a quello del 2002, al punto che il condizionatore visto una settimana prima in uno dei tanti centri commerciali, dopo una settimana è aumentato del 25%. Come tutti gli altri beni d’altronde.

La crisi finanziaria è iniziata a gennaio, quando le riserve monetarie della banca argentina sono scese di 30 miliardi, costringendo il governo della presidente Cristina Fernández de Kirchner, a immettere nel mercato del cambio un’ingente quantità di dollari con la speranza di risollevare le sorti del peso argentino. La conseguente scarsità di dollari nel mercato nazionale, ha portato il cambio dollaro pesos ad 8 a 1, con picchi sul mercato nero che arrivano a 15 a 1. Uno shock per gli argentini, che solo negli anni 90 vivevano nella parità tra  peso e dollaro. Il governo annuncia che l’inflazione è dell’11 per cento, mentre secondo stime private si arriva a un 30 per cento, cosa che toglie fiducia alla moneta argentina costringendo gli investitori ad investire in dollari anzichè in moneta nazionale.

Sotto la presidenza della Kirchner sono state introdotte in Argentina numerose misure restrittive per quanto riguarda la valuta straniera. Restrizioni che riguardano addirittura gli acquisti online: chiunque acquisti da un sito web internazionale deve firmare una dichiarazione. In più ci sono alte tasse sull’uso delle carte di credito, sia all’interno della nazione che all’estero. I biglietti degli autobus a lunga percorrenza sono aumentati del 35 per cento se acquistati con una carta di credito argentina, tutto ciò per fare in modo che la moneta circoli. Quali sono le ripercussioni più evidenti?

Durante il picco della crisi mi trovavo a Montevideo, Uruguay, a un tiro di schioppo dalla capitale argentina. Qui è possibile prelevare dollari dai bancomat senza che la carta applichi alcuna commissione, così, ogni giorno, studenti o lavoratori stranieri (per la maggioranza nordamericani) salgono su uno dei numerosi traghetti giornalieri per visitare l’Uruguay, prendere un po’ di sole sulle tante affollate spiaggie della costa, e, perchè no, prelevare qualche centinaio di dollari da cambiare al mercato nero una volta tornati in terra argentina.

In quella che per alcune settimane è diventata la mia nuova casa, la mattina per colazione non si parla d’altro. Il “buon dia” è stato sostituito da un quasi sussurrato “a quanto sta il dollaro oggi?”. Il turismo argentino sui 500 km di costa uruguaya è diminuito notevolmente quest’estate, lamentano gli addetti ai lavori. Durante il mio viaggio mi è capitato spesso di dividere un pasto o un “mate” con giovani argentini. Il già molto caro Uruguay è diventato ora carissimo, e molti di loro, nello zaino, hanno pacchi di pasta portati dall’Argentina, e i più organizzati bottiglie di Fernet, bevanda che qui è quasi più importante dell’acqua.

Andando a fare la spesa con alcuni di loro, mi sono resa conto del fatto che preferissero pagare con la carta di credito anzichè cambiare pesos argentini in uruguai. Tornando a Buenos Aires per un paio di giorni, prima di tornare a casa, mi rendo conto che i prezzi sono ancora cambiati, sopratutto quelli dei beni importati, per la maggior parte beni elettronici. Un’amabile vecchina, mentre mi lamento dei prezzi alla fermata del bus commenta: “Tra un po’ al market ti leveranno il pacco di pasta dalle mani, mentre fai la fila alla cassa, per stamparci sopra un nuovo prezzo”. Ho sorriso per cortesia, ma non ci scherzerei troppo su.

Silvia Branca

 

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