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ENGIM Internazionale (Formazione, Cooperazione, Sviluppo)

"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)

LE BRICIOLE DORATE

Di Dayana Cucè. Quattro mesi fa stavo chiudendo la valigia, eppure mi sembra ieri di essere arrivata in Ecuador. Da sempre, prima di partire, sono invasa da molteplici sensazioni ed emozioni che m’impediscono di realizzare fino in fondo che sto partendo nuovamente. Così mi ritrovo già dall’altra parte dell’oceano curiosa e piena di speranze. Settembre è iniziata questa mia nuova avventura.

… in un baleno mi ritrovo nuovamente in Ecuador. Finalmente posso respirare aria pura, vedere il sole che si nasconde tra le nuvole riempiendo il cielo di mille sfumature, posso nuovamente ascoltare il rumore scrosciante di fiumi selvaggi, immergere i miei piedi nudi nella terra umida, guardare gli alberi di un verde rigoglioso che si perdono all’orizzonte e ascoltare nella notte il coro d’insetti e animali liberi che conciliano il sonno.

Si, me ne sono innamorata a prima vista della mia Amazzonia, ed oggi mi ritrovo nuovamente qui grazie ad uno SVE . Oltre all’energia della Pachamama in questa mia avventura sarò finalmente accompagnata da risate gioiose di ottanta bambini di cui mi prenderò cura quest’anno.

Dico finalmente perché appartengo a quella categoria di persone che da sempre crede in un sogno, forse sono un pò ingenua, un pò sognatrice, probabilmente sembrerò anche un pò immatura e poco pragmatica. Ma da sempre, fin da quando ero piccolina, credo profondamente che tutti i bambini hanno il diritto di essere “bambini”. Indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla loro razza, a prescindere da chi siano, da dove vengano e dal luogo in cui vivano. Hanno diritto al gioco, alla fantasia, diritto ad essere ascoltati, ad essere coccolati e protetti. Forse, purtroppo, è un’utopia.

Ma tutto questo ha una ragione molto profonda che si ramifica dentro il mio essere come una forte quercia. Sin da bambina, grazie alle mie radici italo-colombiane, ho viaggiato da questa parte del mondo. Qui ho visto molti … troppi vecchi bambini che si aggiravano di notte, che dormivano in gruppo per strada, sniffando di colla, sporchi … sporchi di tristezza, senza una casa, senza una mamma, senza cibo, senza giochi e senza infanzia. Costretti a chiedere l’elemosina o a rubacchiare per sopravvivere. Per quegli sguardi che ho incrociato, per quelle manine tese in cerca di una monetina, ho deciso di intraprendere questa “vita da aspirante cooperante”, se si può dire, ma più che altro una vita da volontaria. Un cammino pieno di compromessi e denso di contraddizioni, che spesso mi porta a stare in continuo viaggio, sacrificando anno dopo anno grandi pezzi di me, pezzi di vita da passare insieme ai miei affetti, illudendomi spesso di fare la differenza e di lottare contro i “massimi sistemi”, mettendo in discussione sempre più, progetto dopo progetto, il vero senso di quello che sto facendo e in fondo per chi lo sto facendo.

Ma nonostante tutto questo, noi giovani aspiranti cooperanti aspettiamo fiduciosi mettendo, un pò come tutti i giovani Italiani, la nostra vita in stand-by, rimandando relazioni serie, convivenze e ipotetici figli. Facciamo ancora alla soglia dei trent’anni l’ennesimo stage, tirocinio, volontariato rimanendo speranzosi in attesa …

Aspettiamo ed aspettiamo che questa passione o missione possa un giorno finalmente tramutarsi un vero lavoro, che  qualcuno ci “trasformi” in un cooperante vero, possibilmente, e, direi anche finalmente, retribuiti. Giusto quel tanto che basta per poter avere qualche soddisfazione per tutti questi anni di duro lavoro. Perché, in fondo, possiamo dare tutti i nomi del mondo che vogliamo alle esperienze fatte in questi anni ma sempre e solo di lavoro si tratta!

Ma qui a Tena rivedo negli occhi dei miei bimbi del centro Bonucelli gli stessi sguardi che ho visto da piccola in Colombia … così ogni dubbio ed incertezza, ogni considerazione e critica sulla cooperazione svanisce. Semplicemente perché io sono qui per loro.  Questi piccoli devono ogni giorno affrontare la dura … la vera vita. Si alzano alle cinque del mattino, me li immagino con quegli occhietti furbi pieni di sonno che sono sgridati dalle loro mamme perché ancora lenti ed intorpiditi nei movimenti. Poi veloci s’incamminano verso la scuola, sono fortunati se in quel giorno hanno il pasaje (i soldini per l’autobus). Purtroppo la maggior parte delle volte devono camminare fino a scuola, e vi assicuro che non è affatto vicina.

Fin da piccini sono dei piccoli ometti, con le loro divise di scuola tutte sporche. E’ la vita che gli fa crescere un pò troppo in fretta, già da bimbi si ritrovano il fratellino più piccolo tra le braccia e così imparano presto ad essere responsabili. I miei bimbi vengono quasi tutti dalle periferie povere di Tena, le loro famiglie si occupano principalmente di agricoltura ma nonostante questo, la maggior parte non ha accesso al cibo, meno ancora al cibo sano, equilibrato e di buona qualità.

Sin dalle sette del mattino, questi piccoli sono seduti sui banchi di scuola, ascoltando i loro maestri che cercano di insegnare loro qualcosa, ma ahimè spesso con scarsi risultati. Qui in oriente la maggior parte degli insegnanti capitano un pò per caso, un pò per sconforto, e solo dopo aver provato ad entrare in tutte le altre regioni senza successo. Diciamo, quindi, che purtroppo, non arrivano di certo gli insegnanti più preparati.

Finita la scuola verso l’una, i miei bimbi s’incamminano in gruppo verso il Centro Preventivo Bonucelli, fermandosi qui e la per comprare pacchetti di patatine, ghiaccioli e popcorn. Spesso arrivano letteralmente bagnati di sudore ma ancor più di frequente arrivano inzuppati di pioggia, con tutti i capelli bagnati  e le scarpe piene di fango. Ma loro sono tranquilli e saltellano allegramente sotto le piogge torrenziali. In fondo è solo un pò di pioggia, un’altra buona occasione per sguazzare nelle pozzanghere. Certe volte dopo un bell’acquazzone fa freddo e gli vedi con quelle manine tremolanti che cercano di scaldarsi.

Ci accolgono, a Paolo e a me, sempre con un bel sorriso: “Bunas profe, buenas senorita!”. Io passo per il cortile salutandoli, strizzando qua e la qualche bella guanciotta, stampando qualche bacetto ai più schivi e gli rimprovero se trovo qualcuno che mangia prima di pranzo qualche dolciume. Ma in fondo penso che un pò di dolce, in questa vita amara che conducono, non farà poi così male.

Poi tutti in fila per l’appello e al comedor (mensa) per mangiare insieme. Sono proprio dei furboni questi piccoli, come il personaggio dei fumetti Mafalda, odiano la zuppa. Già da lontano appena vedono il pentolone, iniziano a fingere i malanni più inverosimili, si piegano per sembrare più convincenti e camminano storti. Arrivati davanti alla pentola domando loro: “ Cosa c’è stai male?!”, mi faccio spiegare e poi con un bel sorriso, dico: ”Se stai male quello che ci vuole è proprio una bella zuppa!!!”.  Come tutti i bimbi fanno sempre storie per mangiare ma molti di loro sono dei bei lupacchiotti che divorano tutto quello che cuciniamo. La maggior parte dei bambini mangia solo al centro, in cui serviamo pranzo e merenda pomeridiana, perché in casa non ci sono abbastanza soldi per poter comprare del cibo per tutti, dato che comunque qui le famiglie sono veramente numerose (5-8 figli).

Dopo aver pulito la cucina tutti a studiare, ahimè solo per un ora. Paolo ed io cerchiamo di fare il possibile per far fare loro i compiti e aiutarli nel recupero di alcune materie, ma è molto difficile poter ottenere dei risultati essendo solo in due per una settantina di bambini dai 5 ai 13 anni. Inoltre, la maggior parte dei genitori è analfabeta, quindi siamo per loro l’unico sostegno scolastico. Dopo i compiti si gioca tutti insieme ai giochi di una volta: con la corda, con la palla.

Alle 17 finiscono le attività con una buona merenda preparata da noi (del pane al latte, della torta, biscotti). Spesso quando si finisce di servire sia in pranzo che la merenda avanzano un pò di bricioline. Ah! Se solo penso a tutto il cibo che da noi in Italia viene buttato. I nostri bimbi del centro si fiondano e si ammassano verso la pentola e con le loro manine raccolgono ciò che rimane, si spingono, si strattonano per prenderne ancora una manciata.

Ciò che da noi finirebbe in spazzatura qui per loro invece è prezioso, sono briciole dorate.

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