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QUALE EUROPA DOPO IL 26 MAGGIO? IERI UN SEMINARIO ALL’ENGIM

Quali sviluppi si prospettano per il progetto europeo dopo le elezioni del 26 maggio? Come superare l’isolamento in cui è caduto il nostro Paese? E quali rapporti si possono adesso immaginare con il Sud del mondo? Sono queste alcune domande che molti soggetti che operano nel mondo della cooperazione si sono fatti, ieri, nel seminario “L’Europa dopo il 26 maggio: le politiche di sviluppo e la sfida dell’agenda 2030”.

A poco più di un mese dalle elezioni definite come le più importanti della storia dell’Unione Europea, Concord Italia ed il Forum del Terzo Settore hanno promosso -  nella sala conferenze dell’ENGIM - una riflessione a tutto tondo sulla situazione del nostro continente. Particolare attenzione è stata posta sui temi delle politiche di sviluppo e sulle proposte contenute nel manifesto “L’Europa in cui crediamo”, anch’esso promosso dalla piattaforma italiana di collegamento a Concord, la confederazione europea che rappresenta 2600 ONG e associazioni della società civile che si occupano di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario.

“Cominciamo col dire che possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno – ha esordito Francesco Petrelli, portavoce di Concord Italia presentando il seminario -. La temuta marea sovranista non ha sommerso l’Europa, si è registrato il maggior numero di votanti negli ultimi 25 anni, è stata molto buona la partecipazione giovanile ed i parlamentari appartenenti a gruppi europeisti hanno conquistato il 75 per cento dei seggi. Questo, però, non significa che possiamo dormire sugli allori – ha aggiunto -. In Italia l’indice di fiducia nell’Unione è tra i più bassi fra tutti i 28 membri (appena il 34 per cento), e se si ritiene pericoloso uscire dall’Europa, i nostri concittadini sono disposti a rimanerci ma senza troppo entusiasmo”.

Attorno al tavolo moderato da Luca De Fraia, della Commissione internazionale ed europea del Forum Terzo Settore, si sono alternati Nathalie Tocci, dell’Istituto Affari Internazionali; Piero Fassino, politico di lungo corso e presidente del CESPI (Centro Studi di Politica Internazionale) e Francesca Sforza, giornalista de La Stampa.

L’armonizzazione fiscale e quella del mercato del lavoro, il tema delle risorse proprie, la protezione sociale, alcune delle piste di lavoro sulle quali ci si dovrà impegnare col nuovo Parlamento, senza tralasciare i cambiamenti climatici, l’allargamento dell’Unione ai Paesi Balcanici e, naturalmente, l’immigrazione. Questa ha, sì, bisogno di una narrazione diversa, ma soprattutto di politiche volte all’integrazione, che troppe volte, invece, hanno peccato di leggerezza e superficialità.

Riflessioni più tecniche hanno, infine, riguardato il Multiannual Financial Framework (MFM), il bilancio a lungo termine dell'UE (quello che fissa i limiti della spesa nell’Unione, nel suo insieme e nei diversi settori di attività), attorno al quale si sono confrontati Andrea Stocchiero, di Concord Italia, Bernardo Venturi, dello IAI, e Lorenzo Bianchi del COOPI.