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ENGIM Internazionale (Formazione, Cooperazione, Sviluppo)

"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)

SIRIA: UNA TRAGEDIA SENZA FINE

«Dal 22 gennaio la situazione a Damasco è molto peggiorata. Le bombe piovono dappertutto, senza risparmiare gli innocenti che vivono nelle zone più popolose. Gli ospedali della regione sono disseminati di pazienti che cercano e reclamano i loro cari!” Così ci dice Suor Fida, corrispondente e collaboratrice di ENGIM in Siria.

In questi giorni, gli appelli dell’ONU per una tregua che permetta l’apertura di corridoi umanitari nell’area suburbana a est di Damasco, sono rimasti inascoltati.

I militari del governo di Bashar-Al-Assad continuano a sganciare bombe e missili nell’enclave di Ghouta, dove sono asserragliati gli islamisti ribelli, confusi tra 400mila civili. A loro volta i ribelli rispondono lanciando sulla capitale una pioggia di razzi e bombe da mortaio. Per gli uni e gli altri non è importante sapere dove cadono i loro ordigni. L’importante è che questi esplodano colpendo il nemico che si trova dall’altra parte. E dall’altra parte spesso ci sono solo innocenti.

Se Ghouta sta diventando, come dicono alcuni, un’altra Aleppo, la vita a Damasco non è da meno. Uomini che vanno al lavoro, donne che vanno al mercato, bambini che tornano dalla scuola corrono ogni giorno il rischio di essere colpiti da un obice o da schegge di materiale esplosivo.

La gente ormai è diventata fatalista, è abituata e fa rientrare i pericoli del conflitto in una agghiacciante normalità. Dice: “Che cosa possiamo fare? Dobbiamo pur uscire di casa per comprare da mangiare o qualche medicinale. E dobbiamo far presto perché le scorte finiscono velocemente e i prezzi aumentano giorno dopo giorno. I bambini più piccoli li accompagniamo a scuola quando le autorità ci dicono che il pericolo è passato; quelli più grandi vanno da soli, ma non sappiamo se poi ritornano. A Damasco il pericolo non passa mai”. 

Chi può, fugge. Preferisce la vita da rifugiato. Secondo l’arcivescovo maronita di Damasco, Samir Nassar, sono 12milioni i siriani usciti dal paese, in gran parte cristiani. Chi resta è completamente dipendente dagli organismi che dispensano assistenza umanitaria. Oltre al cibo, mancano i medicinali e soprattutto i medici, l’80% dei quali ha abbandonato la Siria. 
ENGIM, non potendo inviare volontari o cooperanti in territorio siriano, segue le vicende dal vicino Libano. I contatti avvengono attraverso le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida, presenti nei due Paesi mediorientali. Le suore della Carità siriane, attive anche nella regione di Hauran (a sud di Damasco), assistono la popolazione locale distribuendo viveri, indumenti, medicinali e aiutando gli sfollati che provengono dalle zone di guerra a trovare un alloggio, anche se provvisorio. Nella capitale siriana c’è Suor Fida Chaya, che gestisce la scuola Al Riaya, situata in un quartiere centrale della città. Tre anni fa la scuola era nella zona orientale di Damasco, vicino all’aeroporto, ma un bombardamento l’ha distrutta. Nell’area rurale di Hauran opera Suor Mona Dhem, che si sposta ogni giorno per soccorrere gli abitanti dei villaggi rimasti isolati.

Ci dice Suor Fida, con toni quasi disperati ma anche di speranza: «Vivere sotto continui bombardamenti è una tragedia, ma non abbiamo alternative. Dalla disgrazia nasce anche il coraggio. Sei dei nostri alunni della scuola secondaria che rientravano a casa, si sono ritrovati all’improvviso all’ospedale feriti da schegge di proiettili.

Sulla piazza Bab Touma, Rita, alunna di 16 anni è stata colpita da un obice ed è morta sul colpo. Le sue compagne soffrono di ferite più o meno gravi. All’ospedale, vediamo Christine sua compagna di classe, amputata di una gamba. Da quel giorno, la paura ha travolto i cuori dei genitori che non osano più mandare i loro figli a scuola.

Senza farci prendere dal panico, due giorni dopo gli attentati, abbiamo deciso di riaprire la scuola accogliendo gli studenti che osavano sfidare il pericolo. Per una settimana, giorno dopo giorno, prima 50, poi 150 e infine 250 studenti su 1270, si sono presentati. Questa settimana però, segnata dagli ultimi combattimenti ancora più feroci, tutte le scuole hanno deciso di chiudere i battenti. Fino a quando? Non lo sappiamo! Perché tutta questa guerra? Non lo sappiamo! Perché la morte di tanti bambini, madri, innocenti? Non lo sappiamo! Perché questo accanimento nel distruggere un paese segnato da una lunga storia e di un ricco patrimonio culturale e religioso? Da Gesù a San Paolo, a San Giovanni Damasceno, a San Marone e tanti altri: solamente grani di santità seminati in questo paese! Come ci dice il Vangelo secondo Matteo 4.24: “Inch’ Allah! (Se Dio vuole!) Possa la fama di Gesù diffondersi in tutta la Siria e possano presentarsi a lui tutti coloro che soffrono"
Non è la prima volta che Suor Fida lancia accorati appelli affinché, non potendosi far nulla per arrestare il conflitto, siano almeno limitate le sofferenze della popolazione. ENGIM li ha accolti promuovendo la campagna “Fatelo con il cuore”. Negli ultimi tre anni è intervenuta in Siria con tre progetti di emergenza: i primi due finanziati da Caritas Italiana e il terzo dal MAECI.

Con questi progetti sono state aiutate oltre 2000 famiglie del quartiere Bab Charky di Damasco e dei villaggi di Izraa, Rakham, Mismieh, Chagra e Khabab della regione di Hauran. Parliamo di famiglie numerose, spesso sfollate, con il capofamiglia senza lavoro o scomparso. Molte hanno ricevuto direttamente aiuti alimentari, indumenti, gasolio per il riscaldamento; altre hanno beneficiato di buoni per l’acquisto, presso i mercati locali, di generi alimentari e prodotti igienico sanitari secondo i propri bisogni. Ma allo stesso tempo hanno ricevuto anche quel sostegno umano, psicologico e spirituale che è indispensabile a una popolazione stremata dalla guerra.

Con questi progetti, ENGIM ha alleviato le sofferenze della popolazione siriana ed anche contribuito a limitare esodi di massa dal Paese. Purtroppo l’emergenza non è finita, come si sperava. Anzi la situazione va peggiorando. ENGIM si sta attrezzando per permettere a Suor Fida e Suor Mona di continuare a portare un aiuto alla popolazione angosciata di Damasco e di Hauran. Ma c’è bisogno della cooperazione di tutti.

 

 

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