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FOCSIV: LETTERA SULL'ACCORDO ITALIA LIBIA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E AI MINISTRI ESTERI E INTERNI

Alla c.a.

Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni

c.c.

Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano

Ministro dell’Interno Marco Minniti

Vertice di Malta: il focus sulle politiche di contrasto al traffico di esseri umani con le autorità libiche esporrà le persone a trattamenti inumani e a detenzioni arbitrarie

Roma, 22 Febbraio 2017

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni,

FOCSIV, Federazione Organizzazioni Cristiane Servizio Internazionale Volontario, insieme alle piattaforme ed ONG nazionali ed europee firmatarie del seguente documento, esprime una profonda preoccupazione per la direzione che ha preso la politica dell’UE, tesa a fermare i flussi migratori attraverso la Libia, così come indicato nella Comunicazione della Commissione sul Mediterraneo centrale (25.01.17) e riaffermato nelle Conclusioni del recente vertice di Malta (03.02.17) e nelle Conclusioni del Consiglio (06.02.17). Tra le organizzazioni internazionali, quelle italiane sono ancor più preoccupate dell’accordo che il governo italiano ha sottoscritto con il governo libico riconosciuto dall’ONU, senza alcuno scrutinio democratico.

La decisione di trasferire la responsabilità della gestione dei movimenti migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale alla Libia non ridurrà gli abusi dei diritti umani, né il traffico. Al contrario, accrescerà significativamente le sofferenze e il male che dovranno patire i migranti.

I piani dell’UE aumenteranno gli arresti e le detenzioni dei migranti in Libia e l’esposizione a severi abusi dei diritti umani.

Il governo di Tripoli riconosciuto dalle Nazioni Unite ha un controllo del potere precario e limitato, ed è in conflitto con una varietà di altri attori. La stessa Ue definisce il Paese come “non sicuro” mentre sono state largamente documentate sistematiche violenze contro i migranti.Molteplici segnalazioni di gruppi di attivisti per i diritti umani hanno descritto le pericolose e strazianti condizioni esistenti in Libia: stupri, torture, esecuzioni e altre sofferenze. Le nostre organizzazioni hanno documentato le prolungate detenzioni arbitrarie, le torture e imaltrattamenti dei migranti e dei rifugiati nei centri di detenzione dopo essere stati intercettati in mare dalle entità libiche che svolgono attività di guardia costiera.

La Dichiarazione di Malta afferma che l’UE “cercherà di assicurare capacità e condizioni adeguate di accoglienza per i migrantiin Libia, assieme all’UNHCR e all’OIM”. L’OIM e l’UNHCR

non hanno solo emesso un comunicato secondo il quale non coopereranno nelle attuali circostanze, ma hanno anche confermato che non hanno un accesso universale ai posti dove i

migranti sono tenuti, e non hanno alcuna garanzia rispetto alla possibilità di poter monitorare il rispetto dei diritti umani e il miglioramento delle condizioni di detenzione.

A queste condizioni, come possono gli stati dell’UE prendersi la responsabilità di contenere i migranti in Libia? I governi europei non possono rimpatriare le persone in Libia senza rompere il principio internazionale del non-respingimento, perché i migranti rimpatriati sarebbero esposti al rischio di serie violazioni dei diritti umani. Perciò riteniamo che le nuove politiche dell’UE, volte a sostenere la capacità delle autorità libiche di intercettare i rifugiati ed i migranti in mare e di riportarli a terra, rappresenti un chiaro tentativo di circuire le obbligazioni internazionali, senza tener conto delle dure conseguenze a cui saranno esposte migliaia di uomini, donne e bambini.

Il finanziamento degli enti libici che svolgono attività di controllo dei confini e di guardia costieraservirà solo a favorire arresti e detenzioni sistematiche di migranti e rifugiati, rendendoli oggetto di maltrattamenti e abusi nelle prigioni libiche. Impedirà alle persone che stanno fuggendo da persecuzioni di cercare un rifugio sicuro. Questo approccio condannerà le persone ad ulteriori e inutili sofferenze in diretta violazione dei loro diritti umani.

Vorremmo capire con chi hanno intenzione di collaborare i leader europei. Come saranno controllate le guardie di confine libiche? Chi monitorerà queste attività se gli enti di guardia costiera operano in maniera del tutto autonoma, con scarso controllo governativo e senza alcuna vigilanza giudiziaria? Ad oggi non esiste alcun sistema che possa accertare le responsabilità di questi enti.

Concentrarsi sul contrasto ai trafficanti non impedirà le migrazioni, né fornirà soluzioni per alleviare le sofferenze umane

Investimenti sostenibili nei paesi di origine, assieme all'apertura e al rafforzamento di canali sicuri e regolari per l’Europa è il modo più efficiente per far fronte al traffico degli esseri umani. L’aiuto allo sviluppo dovrebbe essere a beneficio delle popolazioni vulnerabili, e non dovrebbe essere legato ad obiettivi di controllo delle migrazioni.

La decisione presa al vertice di concentrarsi quasi esclusivamente sulla lotta ai trafficanti non ridurrà il bisogno di migrare. Le persone in fuga dalle guerre, vittime di violazioni dei diritti umani o prive di opportunità di sostentamento, continueranno a cercare di raggiungere la Libia e di salpare verso l’Europa a prescindere da quanti trafficanti vengano arrestati. In Niger per esempio le persone hanno già iniziato a percorre rotte ancora più pericolose, entrando nel deserto ancora prima di arrivare ad Agadez, con prezzi del traffico che aumentano e con maggiori probabilità di morire.

L’apertura e il rafforzamento di canali regolari e sicuri verso l’Europa è fondamentale per prevenire le attività di traffico, e ridurrebbe notevolmente il numero di morti nel Mediterraneo.

E questo potrebbe portare ad una sostanziale riduzione dei costi che la UE sostiene per il soccorso in mare e per i controlli alle frontiere.

L’accordo tra l’UE e la Turchia non può essere considerato come una esempio di buona pratica.

L'accordo UE-Turchia è citato dal vertice di Malta come un “successo”, ma l'unico criterio assunto è il numero di arrivi in Europa, mentre l'immenso costo umano di tale accordo non è stato considerato. Migliaia di rifugiati e migranti a rischio di essere riportati in Turchia, rimangono intrappolati nelle isole greche in condizioni disumane e di pericolo. È importante sottolineare che migranti e rifugiati sono stati costretti a percorrere vie di terra alternative, in diversi casi a costo della vita per ipotermia in Grecia e Bulgaria. Queste rotte sono più diffuse, meno “visibili” e raramente fanno notizia, mantenendo intatta l'illusione che l'accordo UE-Turchia abbia di fatto fermato gli arrivi.

Non esiste evidenza che l’UE abbia intrapreso alcuna valutazione di impatto sulle implicazioni potenziali delle sue politiche sulle persone a cui sono indirizzate. L’UE deve assumere la piena responsabilità delle conseguenze che le sue politiche possono avere in Libia e sul potenziale costo umano che possono avere.

Vi chiediamo con urgenza di:  

 Facilitare la mobilità sicura con l'apertura e il rafforzamento di canali regolari verso l’Europa per rifugiati e migranti, anche attraverso il reinsediamento, l'ammissione umanitaria e i visti umanitari, il ricongiungimento familiare, la mobilità dei lavoratori per i diversi livelli di competenza e visti di studio. E’ necessario salvaguardare il diritto a cercare asilo secondo tutte le possibili circostanze.

 Rivedere i piani esposti al vertice di Malta per assicurare che la salvaguardia dei diritti umani e il rispetto delle norme internazionali siano rispettate; garantire che i diritti umani delle persone in movimento siano rispettati, a prescindere dal loro status, come previsto nel Piano di Azione della Valletta

 Assicurare che le politiche UE di gestione delle frontiere proteggano le persone e i loro diritti, senza mirare a fermare i movimenti migratori. Le libertà fondamentali devono essere mantenute e i bisogni di sicurezza dei diversi gruppi, inclusi quelli più vulnerabili, devono essere difesi.

 Considerare seriamente l’evidenza di violazioni dei diritti umani in Libia e fermare qualsiasi azione che possa portare le persone ad essere respinte in Libia. L'approccio attuale rischia di violare i diritti fondamentali delle persone e lo stato di diritto, compreso il principio di non-refoulement (non respingimento);

 Valutare accuratamente la situazione dei diritti umani dei migranti e dei rischi che corrono in Libia, e intraprendere valutazioni di impatto obbiettive e veritieredelle azioni

 finanziate e coordinate dall’UE, e sostenere le agenzie internazionali per garantire che la Libia si impegni al rispetto dei diritti umani;

 adottare misure specifiche atte all’identificazione e alla protezione di gruppi vulnerabili, inclusi bambini, migranti e rifugiati con disabilità, vittime delle torture o del traffico, e di coloro che rischiano di essere oggetto di discriminazioni;

 portare l’accordo sottoscritto dal governo italiano con quello libico allo scrutinio del Parlamento e del dibattito pubblico con le organizzazioni della società civile. Pensiamo infatti che tale accordo sia, oltre che imprudente, in contrasto con le norme internazionali volte a proteggere i richiedenti protezione.

 

Saremo lieti di avere l’opportunità di discutere ulteriormente questi temi con Lei.

Saluti cordiali,

Gianfranco Cattai

Presidente FOCSIV

Firmatari

Act Alliance, Act alliance EU, Action for Equality, Support, Antiracism (KISA), Aditus, Agisra e.V, Aitima, Amici dei Bambini, Amnesty International, Amref Health Africa, ARCI, ARCS Culture Solidali, Asociación Por Ti Mujer, Association Afrique Culture Maroc, Association for Integration and Migration, Association for the Social Support of Youth (ARSIS), Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (AIDOS), Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Associazione Universitaria per la Cooperazione Internazionale (AUCI), Asti, Austrian Red Cross, BAG Asyl in der Kirche , Ban Ying, Caritas Europa, CEFA, Centro Informazione e Educazione Allo Sviluppo Onlus (CIES), CIRÉ asbl, Comunità Volontari per il Mondo (CVM), CONCORD Sweden, Consorzio ONG Piemontesi (COP), Cooperazione e Solidarietà Internazionale (AOI), Cooperazione Internazionale Sud Sud (CISS), Cooperazione per il mondo in via di sviluppo (COMI), Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti (Cospe Onlus), Coordinamento Italiano network Internazionali (CINI), Detention Action UK, European Federation of National Organisations Working with the Homeless (FEANTSA), European Network Against Racism (ENAR), European Network of Migrant Women, Fachstelle Fauenhandel und Frauenmigration

(FIZ), Fédération internationale des droits de l'Homme (FIDH), Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV), Greek Forum of Refugees , het Wereldhuis, Immigrant Council of Ireland, International Catholic Migration Commission Europe (ICMC), JesuitRefugee Service Europe (JRS), La Cimade, La Strada International , Médecins du Monde, Medibüro Kiel e.V., Menedék - Hungarian Association for Migrants, Migrant Rights Centre Ireland (MRCI), Migrant Voice, Missing Children Europe, Naga Onlus, Open Society European Policy Institute, PAX, Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (PICUM), Prodocs, Progetto Mondo, Red Acoge, Réseau Education Sans Frontières (RESF), Segreteria Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (S.I.M.M.), Serviço Jesuíta aos Refugiados (JRS Portugal), Sonia, Stichting Ros, Stowarzyszenie Interwencji Prawnej, Terre des Hommes, The Research, Centre on Asylum and Migration (IGAM), Un ponte per.

 

 

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