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ENGIM Internazionale (Formazione, Cooperazione, Sviluppo)

"Fare il bene e farlo bene" (San Leonardo Murialdo)

"BALON": APPUNTI DI UN VIAGGIO IN AVANSCOPERTA

Di Leonardo Cottone. 29 gennaio 20017, arriviamo a Lunsar alle 7,00 del mattino, stanchi, il viaggio è impegnativo, partenza il giorno prima a mezzogiorno: Palermo-Roma, Roma- Casablanca, Casablanca- Freetown. Atterriamo all’aeroporto di Lunghi alle 4,00 del mattino e poi due ore in auto per Lunsar.

Io sarò qui per due settimane, quelle di preparazione delle riprese in Sierra Leone del film “BALON” di Pasquale Scimeca. Con me Il regista, la produttrice Linda di Dio , e una giovane ex-volontaria in SCN con ENGIM Veronica Sabatino.

Alla base della missione un protocollo d’intesa, in cui la casa di produzione cinematografica ARBASH e l’ENGIM ONG si impegnano a collaborare per la produzione del film. In passato, l’ARBASH ha collaborato con l’ENGIM, fornendo le risorse finanziarie per la costruzione di un’aula scolastica nel centro per il recupero dei ragazzi di strada di Santo Domingo, in Ecuador, attraverso la diffusione, soprattutto nelle scuole d’Italia, del cortometraggio “Convitto Falcone”.

Il film, narra la storia di due fratelli, Amin, di otto anni, con una sola passione: il calcio e Isoké di qualche anno più grande, che, come accade a molti in questi tempi, percorrono dalla Nigeria alla Libia il loro viaggio di speranza per salire in una instabile barca della speranza verso la Sicilia. Una parte del film sarà girata in Algeria, dall’ 11 al 18 marzo, ma la maggior parte delle riprese saranno effettuate in Sierra Leone, per quattro settimane a partire dal 13 febbraio, giorno in cui arriverà in Sierra Leone la troupe della casa produttrice ARBASCH.

Per quanto ne sappiamo è la prima volta che si gira un film in Serra Leone e dice il regista nelle sue note di regia: “mi piacerebbe riuscire a fare un film come se fosse un documentario, ma ribaltando la prospettiva stessa del documentario, cioè fare un documentario come fosse un film. In parole semplici: mi piacerebbe fare un film adottando lo stile documentaristico: ricostruire la realtà per poterla filmare come se fosse vera, fermare il tempo in cui le cose accadono, per poterci guardare dentro, e trovare, se possibile, dentro la tragedia il sogno (o il bisogno) che l’ha provocata”.

Si può intuire che qui le cose non sono affatto semplici: i permessi; le location (un villaggio, un carcere, e poi un campo da calcio, una spiaggia, la barca, etc. etc.); il casting con i locali; roba da fare rizzare i capelli insomma, ma passo dopo passo tutto sembra, come per “volontà divina”, andare per il verso giusto. Il responsabile di ENGIM in Sierra Leone, Gerald Aruna ha tenuto le fila di tutto ed è stato l’anello di congiunzione tra noi e la popolazione locale in tutte le fasi di preparazione delle riprese.

Bisogna sottolineare che tutto questo è stato possibile grazie ai Giuseppini del Murialdo, che qui hanno le proprie missioni sin dal 1979 e ci hanno aiutato e sostenuto in tutto (non era affatto scontato che accettassero di aiutare una troupe cinematografica a girare un film sulla Sierra Leone, ma, dopo qualche perplessità, hanno accettato la sfida) a cominciare da p. Luigi Cencin (il provinciale dell’Africa della congregazione),  a p. Joseph Tarawali,  il direttore della comunità di Lunsar, a p. Gianni Zanni (p. Gianni merita una nota particolare, è lui che si occupa di tutto ciò che riguarda la logistica intesa nel senso più ampio: vitto; alloggio; cambio valuta; acquisti delle provviste; etc. etc., chi ha bisogno di qualcosa è da lui che deve andare; un uomo prezioso, generoso e instancabile) ed ancora p. Mario Zarantonello, p. Maurizio Boa, p. Manasseh Ioryue e infine p. Pierangelo Valerio che per puro caso ha viaggiato con noi da Casablanca a Freetown, al nostro arrivo, e ci ha aiutato in aeroporto.

Uno dei primi incontri con le autorità locali è stato con il Paramount Chief di Lunsar dove siamo stati con Gerald, io Linda e Pasquale.
Sabato 4 febbraio andiamo a Kent con p. Maurizio Boa in cerca della location in mare, serve una barca grande due piccole per alcune scene. Ci accolgono i ragazzi dell’associazione Hope of Kent e la presidente Cristiana Sesay. Fin dal 2007 ENGIM e l’associazione “Missionaries' Friends Association”, fondata da p. Maurizio Boa, sostengono il villaggio di pescatori.  Parliamo con un pescatore che ci porterà venerdì 10 la barca grande e l’associazione fornirà le due imbarcazioni e il vitto per i giorni delle riprese.

Per la location del villaggio, dove è ambientata la parte più lunga del film, si sceglie il Villaggio di Rochain un villaggio poverissimo seguito da anni da p. Mario Zarantonello, qui sono stati realizzati importanti infrastrutture: il pozzo, il magazzino per le riserve di cereali, l’aia per asciugare il raccolto, la scuola. Sono state sostenute diverse famiglie povere.
Fissiamo un incontro con la comunità per lunedì 6 febbraio, nel pomeriggio, ed è un momento particolarmente intenso, p. Mario è accolto come “un mito” tutti lo conoscono, grandi e piccoli lo chiamano per nome, ma straordinari sono stati gli incontri con gli anziani del villaggio. Ma tutti siamo ben accolti, si fa una preghiera per i musulmani, la maggioranza, e dopo un padre nostro per i cristiani.

Mario detta le regole: nessuno riceverà compensi in denaro e non devono pensare di cambiare le loro abitudini in nessun modo, i compensi che la produzione riconoscerà saranno destinati a benefici per l’intero villaggio (perlopiù riparazioni delle strutture esistenti). Siamo soddisfatti, è un importante passo avanti!

All’interno della Missione si individua un’area buona come location per la prigione, si mettono a lavoro i ragazzi del St. Joseph Vocational Institute che costruiscono un cancello di scena per costruire l’accesso alla prigione e delle armi finte di scena impossibili da reperire in loco e impossibili da portare dall’Italia.

Pasquale è impaziente di trovare i due giovani che devono recitare il ruolo da protagonisti, si visitano le scuole vicine e alla scuola primaria di Mabesseneh, viene scelto per il ruolo di Amin David Koroma di dieci anni, mentre alla scuola femminile delle suore, la Guadalupe Secondary School diretta da suor Elisa (la incontro di nuovo con immenso piacere perché l’avevo già conosciuto nel mio primo viaggio in Sierra Leone nel 2005), viene scelta Yabon Fatmata Kabia di quindici anni.
Linda e Pasquale sono davvero molto colpiti dai luoghi, dalla bellezza della natura, dalla straordinarietà dei missionari (“sono i veri eroi del nostro tempo” dice Pasquale), dalla disponibilità della gente, dalla estrema povertà in cui vive la popolazione locale e tanto, tanto altro ancora.

 

 

 

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