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I PROTAGONISTI

Mi chiamo DAVID KOROMA. Nel film sono AMIN. Ho dieci anni e vivo, con mia madre e cinque fratelli, in un villaggio della Sierra Leone nel distretto di Lunsar. Mi piace andare a scuola perché imparo le cose: a leggere, a scrivere, a fare i conti. E anche l’inglese.

Ma per me è molto faticoso, perché devo fare ogni giorno sei chilometri a piedi. Tre per andare e tre per tornare. E prima ancora devo andare a prendere l’acqua dal pozzo e badare ai miei fratelli più piccoli. Per questo, alle volte, mi addormento sul banco e il maestro mi rimprovera. Ma non posso farci niente, perché ho anche fame e gli occhi si chiudono da soli. Ora le cose vanno un po’ meglio, perché con i soldi che ho guadagnato col film, mia madre mi ha comprato un paio di scarpe, un pallone e una bicicletta e anche ai miei fratelli ha comprato degli abiti nuovi e una lampada a batterie che accendiamo la sera, così possiamo vederci quando andiamo a letto...

Il mio nome completo è YABOM FATMATA KABIA, ma tutti mi chiamano FATMATA’.Nel film sono ISOKE’. Ho quindici anni e vado a scuola dalle suore del Guadalupe (anche se la mia famiglia è musulmana, ma questo qui da noi, in Sierra Leone, non è un problema). Da grande voglio fare l’infermiera, anzi, a dire il vero mi piacerebbe diventare medico, anche se questo è molto difficile, perché ci vogliono tanti soldi e tanta volontà.

Voglio diventare il primo medico donna del mio Paese. Qui da noi ci sono molti bambini che muoiono perché mancano i medici e le medicine. Nel mio villaggio non c’è la luce elettrica e quindi non c’è il cinema né la televisione. Per questo non ho mai visto un film in vita mia, anzi, se devo essere sincera, prima di BALON non sapevo neanche cosa fosse un film...

Chiudi gli occhi fratello. Non ti chiedo molto solo un po’ di immaginazione. Ti sei appena svegliato. Fuori è ancora buio. Premi l’interruttore, ma la luce non si accende. Pensi che si è fulminata la lampadina, prima o poi le lampade si rompono e bisogna cambiarle. Vai in bagno. Ma neanche lì la luce si accende. Apri il frigo e lo trovi spento. Così come la TV e tutti gli altri elettrodomestici. Speri sia un guasto, ma non è così: non c’è proprio la corrente elettrica. Sei senza luce. Pazienza, non c’è luce, ma ora dovrai pur lavarti. Apri il rubinetto. Non esce un goccio d’acqua. Vai in cucina, ma neanche lì c’è l’acqua. Porca miseria, ti verrebbe da dire, ma non c’è niente da fare.

Sei senza acqua. La colazione, almeno quella, speri di potertela preparare. Provi ad accendere il fornello, ma il gas non arriva e non puoi cucinare. Rassegnati
. Sei senza gas. Non hai pi luce, né acqua, né gas a casa tua. Così come non c’è luce, né acqua, né gas nel tuo palazzo, nel tuo quartiere, nella tua città. Non c’è più benzina, e le macchine non possono circolare. I supermercati sono chiusi e vuoti. I bancomat non funzionano. Il computer è spento e non puoi neanche collegarti con internet, né mandare messaggi, perché la batteria del telefonino è scarica e non si può più ricaricare. Il cibo nel frigo è andato a male. La dispensa è vuota. Cosa mangi oggi? Cosa mangerai domani? 

Vaghi per le strade, frughi nei cassonetti. Poi qualcuno ti dice che nei campi si può ancora trovare qualcosa.. Ma non è così. Non si trova più niente nei campi, neanche un torsolo di mela. Neanche un pomodoro andato a male. Allora t’inoltri nel bosco, magari lì qualcosa da mettere sotto i denti lo trovi. Ma non conosci le erbe, né le radici, né i frutti selvatici che crescono sugli alberi. E’ ormai quasi sera, inizia a far freddo e per paura che col buio non trovi più la strada, t’incammini per tornare a casa. Lungo il cammino raccogli un fascio di legna, così almeno potrai accendere il fuoco e  scaldarti le ossa. Poi trovi un bidone e lo riempi d’acqua nel fiume. E quando finalmente, a sera inoltrata, col fascio di legna sulla testa e il bidone colmo d’acqua in mano, stanco e affamato giungi a casa, ti accorgi che non c’è più la tua casa, ma solo un mucchio di cenere e detriti. E ora che fai?

Riapri gli occhi fratello non aver paura è stato solo un brutto sogno. Ma per me, che vivo in Africa purtroppo è realtà. La realtà che ogni giorno devo affrontare. Buona visione!

Yabom Fatmata Kabia