"Fare il bene e farlo bene"

(San Leonardo Murialdo)

DIARIO DI BORDO

In questa rubrica raccogliamo testimonianze, interviste e contrbuti di chi ha avuto modo di lavorare per l’ENGIM. Volontari o cooperanti che, grazie alla loro esperienza sul “terreno”, possono trasmetterci emozioni e sensazioni di un lavoro unico. Un’occasione in più per condivedere esperienze e conoscenze, ma anche la maniera per riflettere sui limiti e le contraddizioni del nostro mondo e per capire i mondi “altrui”. Buon viaggio.  

ImageLE LUCI E LE OMBRE DELL'ALBANIA 
1 aprile 2010

Mi presento !!! Sono una tirocinante dell’ENGIM, mi chiamo Alice. Ho conosciuto l’ENGIM grazie al bando di concorso “Master dei Talenti 2009” della Fondazione CRT. Il concorso aiuta i giovani laureati ad incrementare la loro professionalità con tirocini all’estero nei più diversi paesi. Io sono in Albania.
 

Sono arrivata a Fier il 30 settembre scorso, per lavorare nel “Qendra Sociale Murialdo” della Comunità Giuseppina qui insediata. Il Centro gestisce moltissime attività sociali e porta avanti un CFP. Io mi occupo dell’area progetti, cioè, sto imparando a scrivere progetti di sviluppo.
 

Le difficoltà che possono sorgere quando si progetta un intervento sono tanttissime, e di varia natura: difficoltà di comunicazione e coordinamento con l’Italia, equivoci culturali.
 

Già .., Qui viviamo in una cultura molto diversa, con una particolare visione del mondo. Forse è questo che più sconvolge: capire quanto poco sappiamo dei nostri vicini, anche se son passati quasi 20 anni da quando l’Albania ha aperto le sue frontiere !
 

L’Albania è una terra che pretendiamo di conoscere perché conosciamo qualche immigrato, insediatosi dalle nostre parti, che diamo per scontato ci somigli, perché sta in Europa, che consideriamo facile da capire perché i regimi comunisti sono tutti simili … Niente di più sbagliato ! Niente di più etnocentrico da parte nostra !
 

L’Albania ha un cuore pulsante che noi non riusciamo a vedere dall’altra parte dell’Adriatico. Vi sorprende con cose belle e cose che vi feriscono. La sua danza popolare, il calore delle feste e la disponibilità a darti una mano. Ma anche lo shock collettivo per essersi scoperti i cugini più poveri di tutti gli europei, dopo che una selvaggia propaganda di regime li aveva educati a ragionar di essere superiori ad ogni altro popolo al mondo. La paura e l’insicurezza vissute ogni singolo giorno, nei giorni bui della tratta delle donne, dei minori, dei sequestri e delle sparizioni, che ora questo paese cerca di dimenticare.
 

I villaggi rom e i colori sgargiani dei matrimoni, ma anche la posizione fortemente subordinata della donna. Le ampie piazze e la vivacità di Tirana e l’analfabetismo diffuso dei villaggi. Le sue magnifiche colline e i paesaggi di mare che vi rendono amabile il viaggiare su vecchi pullmini, ma anche i fiumi fortemente inquinati, l’odore di nafta in paese, le tubazioni che affiorano. Le gustose, pantagrueliche, grigliate dei ristoranti e i prezzi crescenti, che impongono alla gente, fortissime economie. La paura e l’accondiscendenza verso chi ha più potere di te, verso le mazzette e i diritti civili violati ogni giorno. Tutto e il contrario di tutto.
 

L’Albania è un lampo di luce, che subito dopo lascia spazio al buio della notte. E tu hai la sensazione di capire a fatica quello che è successo e di non dominarlo mai.
 

Alice Grazio


ImageFIER: AVANTI A VELE SPIEGATE! 
23 Novembre 2009

Sono una nuova tirocinante dell’ENGIM internazionale, mi chiamo Alice e lavoro a Fier da alcuni mesi, ma già vi posso riportare un successo grande dello staff con cui lavoro. Lunedì 16 novembre 2009 siamo riusciti ad inserire nella scuola pubblica albanese 43 bambini di etnia rom, che sfuggivano all’obbligo scolastico. 

Sono qui da poco e ancora devo imparare a conoscere questo Paese, ma purtroppo ho già toccato con mano quanti pregiudizi affliggano questa minoranza etnica! Noi lavoriamo coi bimbi rom perché questi non vanno a scuola, hanno poche chance di trovare lavoro e in tutte le interazioni sociali sono fortemente discriminati. 

I nostri bambini non avevano mai frequentato la scuola, anche se già superavano i 6 anni di età, perché provengono da famiglie che vivono in condizioni molto precarie, e da tutto il contesto albanese sono respinti perché sporchi; derisi perché hanno costumi ed usi che paiono strani; tenuti lontani perché non ci si fida che siano onesti e che non “rubacchino”. I rom sono visti come diversi e trattati di conseguenza. 

Noi, col nostro piccolo apporto, cerchiamo di mettere in pratica le strategie d’integrazione delle minoranze che il parlamento albanese ha varato su sollecitazione delle istituzioni europee ed internazionali. Io vedo che a volte è dura, i pregiudizi sono duri a morire, ma le giornate come quelle del 16 novembre ti danno una carica in più! Perché la voglia di andare a scuola che avevano i bambini, che ci sgusciavano letteralmente da tutte le parti, visto che non stavano più nella pelle (e vi lascio immaginare se stavano fermi e seduti in pullman …), beh quella voglia la sentivi con mano.  

E la loro innocenza e incoscienza dell’ostilità circostante, ti faceva dire: “Sì, avanti così! Tanto candore merita, deve essere protetto e rispettato, offrendogli gli strumenti, la via per essere libero di determinarsi nella vita”. E tutti sappiamo se lo studio ci ha aiutato o meno a fare scelte di vita consapevoli e informate. Se applicate il ragionamento all’alfabetizzazione, alla possibilità di leggere e scrivere, semplicemente, diventa tutto più stridente e lampante. 

Alice Grazio

 

L'ALBANIA DAGLI OCCHI DI MANUELA
martedì 8 settembre 2009

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Manuela con i bambini di Fier
Eccomi finalmente a ritagliare un attimo che mi piacerebbe condividere con voi, anche se non sono una tirocinante, un "casco bianco" o cose del genere e non devo fare relazioni a fine mese ho una marea di cose da raccontare. Questa Albania è un Paese davvero incredibile, lo è stato fin dall'inizio con i suoi contrasti e i tuffi nel passato che mi ha spinto a fare, constatando come la storia di un paese possa produrre effetti così visibili, qui la storia e l'evoluzione le puoi toccare concretamente come puoi assistere alla crescita di un popolo partendo dalla bimba che legge libri di favole presi alla bibloteca del QSM.

Non posso non considerare il QSM una sorta di oasi nel deserto, lo è stata da subito per me che sono pochi giorni che vivo qui, ma lo è soprattutto per quei ragazzi che aspettano tutti i pomeriggi l'apertura del cancello, io poi ne ho una visione assolutamente ridotta a quello che succede qui dentro nei mesi estivi.

Osservando i giovani che animano i campi sportivi e i prati del Centro sembra a volte di perdere un pò il contatto con la realtà esterna, giocando con loro, scambiando le poche battute in un albanese che sono riuscita ad imparare misto ad inglese e gesti o parole scritte su fogli stropicciati che ormai conservo come reliquie, si confondono un po’ i piani, i punti di vista. Sembra di essere in un qualsiasi luogo di ritrovo per ragazzi a svolgere attività, giochi, tornei sportivi a socializzare a scherzare e conoscersi.

E' a quel punto che spesso mi tornano in mente le vostre parole: "...cerca di uscire, più che puoi con chiunque abbia qualcosa da fare all'esterno...". Allora tutto ritorna chiaro in mente. La realtà esterna è altro, è ancora tanto cammino da fare, è lì vorresti fare qualcosa di concreto e ti chiedi: "...ma come è possibile che non si sbrighino ad andare avanti, a crescere, a ricostruire, a migliorare a ripulire?".

Avresti fretta, voresti velocizzare, quasi come se ti sentissi in colpa di avere tu, a casa tua, così poco distante, tanto di più. Non è facile credere a quelo che si vede a Durazzo, ad esempio, la strada principale piena di locali simile alle tipiche strade delle località del litorale Adriatico, poi, poche traverse più in là si arriva alla campagna del dopoguerra italiano, con la distesa di fango bonificato su cui sorge la Chiesa di legno dove i bambini recitano le preghiere seguiti dalla suorina kosovara dagli occhi dolcissimi ... è incredibile ... così come la Messa nel bunker del villaggio alla periferia di Fier, dove ritrovi i piccoli della Parrocchia visti al Centro per le giornate di attività insieme, mi ero chiesta da dove venissero tutti così puliti e pettinati?

E ancora si riferma tutto, ancora si confondono le idee. Si organizza la visita al villaggio Rom, (ancora non ho capito bene come si scrivono questi luoghi, ma vi assicuro che mi sono rimasti impressi: Driza ? Embrostar ?) Ecco qui di nuovo ritorni ad osservare a riflettere, a guardarti intorno con stupore, fai confronti. Anzi che questi gruppi Rom vivono in casette in muratura ... alcune molto curate, pulite, alcune meno, ma non sono le roulotte di certi campi nomadi di Roma (ma questo lo dico per visto da molto lontano, se non alla tv), chi ha mai avvicinato un campo nomade così a Roma?!?

Comunque le cose si stravolgono ancora, i piccoli dei villaggi si avvicinano, riconoscono Cristina chiedono di Enza, salutano Ndue e non si fermano lì, mi vengono incontro, mi guardano curiosi, le bambine di più, Caterina, Sara, Giorgina e poi la mamma di Andy parla italiano, e anche altre donne sono desiderose di parlare di raccontare, e questo è solo il primo approccio ...

Poi quando ritorni in questi villaggi le parole diventano abbracci, mani che ti stringono, bocche che pronunciano il tuo nome e tu sei lì in mezzo a loro e ci parli, manco tu sai come, ma alla fine capisci e loro si fanno capire in tutti i modi, questo è miracolo, è qualcosa di incredibile,  condividere momenti di gioco, ascoltare le loro poesie, ballare insieme la loro musica ...

Il ritorno al Qendra è ancora più strano, lì sembra tutto pulito e ordinato e dinuovo le realtà si confondono, quando, poi, i piccoli dei villaggi vengono al QSM, allora la "confusione" è totale ...
E' un concetto particolare di "confusione", è più un confronto interiore tra me, me e le realtà che mi circondano.

Sono prevalentemente considerazioni molto positive sull'opportunità che ho avuto di assistere a tutto questo, di vivere concretamente i risultati di un lavoro molto difficile, realizzato con determinazione e pazienza, come ha spiegato in una bella riunione Padre Carmelo illustrando i passi compiuti per entrare in contatto con i gruppi Rom, per creare un minimo di rapporto, di fiducia reciproca.

Credo di essere arrivata un pò troppo lontano con le considerazioni, nel senso che avrei ancora molto da dire, ma forse, per ora, è meglio fermarsi, continuare a metabolizzare, soprattuto perché mi rivolgo a voi che tutto questo l'hai visto nascere.

Grazie per l'attenzione e perdonate il tempo rubato.
Manuela
  

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Annalissa Fortunato, volontaria ENGIM in Ecuador

SERVIZIO CIVILE ALL'ESTERO: LA TESTIMONIANZA DI ANNALISA
sabato 11 aprile 2009

Appena tornata per passare la Pasqua in Italia, Annalisa Fortunato - una delle volontarie in servizio civile all’estero con l’ENGIM Internazionale -, ha accettato di incontrare i volontari della “Bottega del Mondo” di Via degli Etruschi, per raccontare la sua esperienza nel “Centro Preventivo Ubaldo Bonucelli” di Tena , in Ecuador, dove lavora con bambini dai 6 ai 12 anni. Ne è nata una serata ricca di emozioni, in cui la testimonianza di Annalisa, così come quelle di Anna e Giusy, altre due volontarie dell’ENGIM, hanno toccato il cuore dei tanti giovani presenti.

Annalisa, puoi raccontare anche a noi cosa fai in Ecuador, di cosa ti occupi?
Beh … Per prima cosa devo dire che sono andata in Ecuador pensando di andare a fare solo la psicologa, e, invece, mi sono ritrovata a fare un po’ di tutto, dall’animatrice alla maestra di pittura. All’inizio ho cominciato a lavorare nel doposcuola del “Centro Preventivo” gestito dai Giuseppini, poi, dopo un paio di mesi, abbiamo messo in piedi una mensa per i ragazzi di strada che adesso accoglie ogni giorno una trentina di adolescenti. Il lavoro al doposcuola è molto interessante. Si tratta di un servizio rivolto ai figli di famiglie disagiate, e con questi bambini facciamo laboratori di educazione ambientale, musica, sport, giochi didattici. E’ un lavoro a rete, che coinvolge le famiglie e prevede cammini ed obiettivi specifici per ogni bambino o ragazzo.

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I ragazzi del Centro Preventivo Bonuccelli
Quali sono le difficoltà maggiori del tuo lavoro?
La difficoltà maggiore è, senza, dubbio, trovarsi in una cultura profondamente diversa dalla tua. Devi stare attenta a modulare le proposte perché non sai mai come possono essere interpretate. Un altro problema è quello di lavorare con persone che, in teoria, hanno fatto il tuo stesso corso di studi, ma che in pratica hanno ricevuto una formazione molto differente. Le colleghe dell’Ecuador, ad esempio, mettono in pratica una pedagogia che si basa molto sul premio o sulla punizione, che in Italia è oramai superata perché fortemente condizionante la crescita del bambino.

Quali sono le sensazioni più forti che hai riportato a casa, cosa racconti di questa esperienza?
Racconto che provo un senso di pienezza del tutto nuovo. L’esperienza che sto facendo in Ecuador ti riempie sia a livello fisico che mentale. Ho iniziato a farmi mille domande sul nostro stile di vita occidentale, sui bisogni fittizi che ci siamo creati. E’ un continuo paragone fra la nostra cultura e la loro, tra la nostra gente e la loro, tra i ragazzi che crescono nelle nostre città e quelli con cui mi trovo a lavorare. Anche a livello emozionale è tutto molto strano. A Tena viviamo senza teatro, senza cinema e con pochissimi libri, eppure sentiamo che non ci manca nulla. Mi sembra di avere acuito la mia sensibilità, ho imparato ad apprezzare di più le piccole gioie, come un sorriso od un abbraccio.

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I ragazzi del Centro Bonuccelli al lavoro
Cosa ti aspettavi andando in Ecuador?

Prima di partire avevo cercato di azzerare le mie aspettative, anche se devo confessare che avevo una certa dose di paura. Era la prima volta che andavo fuori dall’Europa e avevo più di un timore. In poco tempo, però, ho superato tutte le mie paure, mi sono completamente rilassata e ho capito che pur essendo un mondo molto diverso dal mio era un mondo che non poteva farmi del male.

Come influirà questa esperienza nel tuo futuro?
Devo dire che ho acquisito una calma ed una tranquillità che non avevo e che mi torneranno utili, sia a livello personale che lavorativo. Ho imparato ad apprezzare il mio tempo, le cose che ho a disposizione. Tornando in Italia spero soltanto di non trovarmi disadattata. Già in questi pochi giorni che ho ritrovato il mio ambiente, provo un velo di tristezza nel guardare gente scontenta pur avendo un ben di Dio tutto intorno, gente che ha tre macchine e dice che non ce la fa ad andare avanti. Ragazzi scontenti e in cerca di chissà cosa. Lì in Sudamerica vivono con tre dollari al giorno e non c’è l’insoddisfazione che ho ritrovato qui. E’ un qualcosa che deve farci riflettere tutti.
 



NOTIZIE DA UN PAESE IN CORSA VERSO IL FUTURO
martedì 11 marzo 2008

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Di passaggio a Roma per sbrigare alcune pratiche, abbiamo incontrato Marco De Magistris, da quattro mesi nella Comunità Giuseppina di Popesti Leordeni, una piccola cittadina vicino Bucarest dove i Giuseppini e l’ENGIM ONG hanno avviato numerose attività a favore di bambini e adolescenti.

Marco, che Paese hai trovato arrivando in Romania?
Ho trovato un Paese letteralmente in corsa verso il futuro. La Romania è “spaccata” in diverse realtà socio economiche che cercano di risolvere le loro problematiche. Una cosa le accomuna tutte: l’ingresso nell’Unione Europea (avvenuto nel gennaio 2007), ha portato l’intera nazione ad un aumento lento ma costante del costo della vita, e ad una modificazione radicale dell’apparato amministrativo, legislativo e delle infrastrutture, per potersi adeguare alle norme europee.

Perché la congregazione ti ha mandato in Romania e con quali obiettivi?
Per dare sostenibilità economica e gestionale a tutte le attività che avevamo iniziato, per poter mantenere questo servizio, a favore dei giovani e delle loro famiglie, che la congregazione svolge per la popolazione locale sin dal 1998.

Che Paese e’ oggi la Romania?
Bucarest
si sta trasformando sempre più in una moderna città. Banche, centri commerciali, negozi e ristoranti, rappresentanze diplomatiche e commerciali, traffico al collasso, danno l’impressione che la povertà stia divenendo un ricordo, eppure non è tutto oro quello che luccica. Dietro i negozi pieni, le belle auto, i telefonini ultima generazione, vi sono centinaia di migliaia di persone indebitate con le banche e con lo stipendio molto basso. Ci si affida alle rimesse inviate dai parenti all’estero, aumenta spaventosamente il divario tra miliardari e persone che non arrivano a fine mese, è in aumento violenza, alcolismo, uso di droga e prostituzione, gli ammortizzatori sociali sono inadeguati e il fenomeno dei ragazzi che vivono in strada non è diminuito. Una società schizofrenica che rischia il disastro sociale. Vi sono poli industriali cresciuti in alcune città sparse sul territorio nazionale: Arad, Timisoara, Cluj, Bacau, che ospitano la maggior parte delle industrie a capitale straniero che si sono stabilite sul territorio romeno. Qui il lavoro non manca anche se gli stipendi restano ancora inadeguati (300 euro mensili per un operaio, 1000 per un laureato). In queste aree risiede l’80% delle 17.000 aziende italiane presenti sul territorio romeno. Solo queste offrono lavoro a un milione di romeni. Vi è, infine, il resto del Paese, fatto di cittadine semi abbandonate tra la campagna e i monti. Da qui sono partiti i più in cerca di fortuna, in giro per strada solo anziani, bambini e ragazzi. Dopo gli uomini, stanno partendo anche le mogli. I figli, piccoli o adolescenti, restano a casa con i nonni, spesso essi stessi in situazioni economiche precarie, costretti a prendersi cura di questi piccoli senza i mezzi economici, ma ancor più educativi, adeguati a garantire una sana crescita dei nipoti. In queste zone la terra è abbondante ma non vi è un investimento strutturato nel settore agricolo, i campi sono ancora lavorati a mano, la resa è di sussistenza. I giovani poi fuggono anche l’idea di lavorare in campagna, i sogni sono altri: sono i calciatori, le star televisive, le modelle, i soldi ed il lusso più sfrenato.

Quanto e’ diffusa tra i giovani la “Sindrome Italia”, il malessere dei bambini costretti a vivere lontano dai loro genitori andati all’estero per lavorare?
Si calcola che siano decine di migliaia i minori che non possono beneficiare della presenza dei genitori, che crescono soli, psicologicamente fragili, vulnerabili al mondo esterno. Questo disagio genera frustrazione, violenza, desiderio di partire anch’essi per una vita migliore lontano da casa. Ed è diffusa maggiormente proprio nell’ultima area che ho descritto. L'abbandono dei minori è uno dei problemi più gravi della Romania di oggi. Una stima è difficile da azzardare, ma sembra che nella sola Bucarest siano oltre 3 mila i bambini che vivono nelle fogne. Per sopravvivere chiedono l'elemosina, si riuniscono in bande, commettono piccoli furti o si prostituiscono. Secondo un recente studio effettuato dall’UNICEF, dal Ministero del Lavoro rumeno e dall’Ufficio Internazionale del Lavoro, in Romania un milione di bambini sono costretti a lavorare, nove su dieci in agricoltura. Il lavoro dei bambini è a basso costo perché non conoscono i loro diritti e non possono denunciare eventuali abusi. Le conseguenze vanno dalla mancanza di istruzione fino agli abusi fisici e psichici. L'abbandono scolastico è un problema evidente, senza però che le autorità intervengano efficacemente.

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Che genere di attività svolgete in comunità?

Le attività che si svolgono all’interno della Fundatia Murialdo (attiva dal 2001) cercano di rispondere ai problemi di disagio e disgregazione sociale, in particolare dei giovani e delle famiglie. In pratica svolgiamo attività sociali, educative, di formazione professionale e sportive (calcio, volley e tennis). Per i bambini in condizioni di particolare povertà abbiamo avviato una forma di sostegno a distanza, e già 40 famiglie sono uscite dalla situazione di bisogno. Durante le vacanze, sia estive che invernali, in collaborazione con animatori italiani sono organizzate attività di animazione per centinaia di ragazzi, e campiscuola. In collaborazione con il comune di Popesti è stata aperta una biblioteca, con sala lettura ed internet. La finalità è quella di creare un luogo d’incontro per le necessità culturali al di fuori dell’orario scolastico, dove i ragazzi possano svolgere i loro compiti ed approfondire i loro interessi. Questo spazio vorrebbe diventare un centro propulsore di attività culturali con proposte atte a spronare l’ambiente. Dopo il perfezionamento di una convezione con il ministero del lavoro e dell’educazione, abbiamo avviato la realizzazione di un centro di formazione professionale. In questo momento i corsi avviati sono di lingua italiana e inglese, di informatica, di contabilità, per cuoco e cameriere. I corsi, di durata annuale, rilasciano un attestato ufficiale riconosciuto dal ministero. Ogni anno vengono organizzati anche dei corsi di formazione per animatori estivi che coinvolgono decine di giovani delle varie parrocchie della diocesi di Bucarest. Abbiamo, poi, un centro diurno che si occupa di minori in difficoltà, che assiste oltre 40 ragazzi e le rispettive famiglie con un  servizio di appoggio familiare ed assistenza sociale, per meglio accompagnare i nuclei familiari verso una soluzione graduale e razionale dei loro problemi economici.

Quali sono le difficoltà maggiori del tuo lavoro?
La difficoltà maggiore che prevedo sarà proprio quella di ricercare fondi. Dall’ingresso nella UE, difatti, la Romania non ha più accesso a quei finanziamenti che normalmente venivano erogati ai Paesi in via di sviluppo. Sarà una difficoltà, ma nulla di insormontabile. Con costanza, fiducia e professionalità, riusciremo a trovare le risorse logistiche, economiche e professionali, per poter rispondere in modo adeguato alle esigenze dei nostri ragazzi.

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Quali progetti state elaborando insieme all’ENGIM ONG?

L’Engim è già partner in un progetto congiunto tra giuseppini e “Impreuna” (una ONG romena che opera a favore dei rom), diretto al miglioramento dei servizi offerti dalla nostra opera (con particolare riguardo al nuovo corso di contabilità aziendale, all’ampliamento delle aule e della nuova sala di informatica), a realizzare attività contro la dispersione scolastica dei piccoli rom, al miglioramento dei servizi offerti dalla biblioteca. In accordo con la congregazione e l’ENGIM, sta per nascere una “parente” della nostra ENGIM ONG, la FISEM. Questa ONG romena avrà lo scopo esclusivo di attivare progetti a favore delle nostre attività in Romania e, per il futuro, anche quello di attivare idee, fondi e risorse in campo formativo e professionale, a favore delle nazioni di tutta l’area balcanica. Adesso siamo alla fase preparatoria, la partenza operativa è prevista per l’ottobre 2008. All’ENGIM sarà chiesto, necessariamente, di continuare a collaborare con le nostre attività. Un coinvolgimento centrato soprattutto nella formazione continua dei nostri insegnanti, nonché al passaggio delle competenze tecniche e professionali per poter rispondere in modo sempre più adeguato alle esigenze del mondo del lavoro, competenze che ENGIM ha acquisito ed utilizzato con successo nella sua lunga esperienza. Il progetto Leonardo da Vinci 2008 a beneficio dei formatori ENGIM, che si svolgerà ad aprile qui a Bucarest, vuole anche essere un primo importante passo per iniziare una collaborazione necessaria, duratura e speriamo proficua a favore dei giovani romeni e per tutto il mondo del lavoro di questo paese che, come l’Italia è parte oramai integrale dell’Europa unita! Questo è quindi l’appello: non lasciateci soli! Collaboriamo insieme per il futuro dell’Europa! 

PER MAGGIORI INFORMAZIONI SULLE ATTIVITA’ IN ROMANIA VISITA IL SITO:
www.murialdo.ro

E GUARDA IL VIDEO: mms://rntlivewm.rai.it/newsvod/x/vod/tgr/rubriche/08feb/2008021612185616_02_2008_levante.wmv

 

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